Operazione “Fire”, la donna del presunto clan: cassa, strategia e intermediazioni

MESAGNE- “Nel corso delle indagini, Valentina Soliberto ha fatto emergere il proprio spessore criminale alla luce della riferita esperienza nel campo del traffico della cocaina, guadagnando la fiducia del promotore Roberto Carbone”: così è riportato nell’ordinanza applicativa delle undici misure cautelari dell’operazione “Fire”, messa a segno dai carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni all’alba del 31 gennaio, a Mesagne.

Tra gli arrestati, ai domiciliari è finita una donna, Valentina Soliberto, inserita negli ambienti delinquenziali del comune di Brindisi per le numerose frequentazioni e vincoli di parentela con persone pregiudicate, compagna di Leonardo Bacile (di Mesagne, arrestato in carcere), che “in alcune occasioni si è interfacciata nelle trattative d’intermediazione, presenziando in maniera attiva a tutte le attività di narcotraffico in cui era coinvolto il compagno”.

Come la trattativa della cessione di un chilo di hascisc a un pluripregiudicato mesagnese con lunghi trascorsi in carcere (omicidio volontario e associazione per delinquere di stampo mafioso) che doveva testarla prima di venderla a clienti baresi. O alle cessioni di piccole dosi che sono avvenute nel circolo Margot (poi chiuso dalle forze di polizia), vicino al Parco Potì, o nel Bar Rossonero, utilizzati dai sodali come basi operative in cui sarebbero state gestite le attività del narcotraffico.

Dalle conversazioni intercettate dai carabinieri e riportate nell’ordinanza emerge il ruolo di consigliera del compagno e stratega, in diverse occasioni, per non farsi beccare dai controlli dei militari. Inoltre, Valentina Soliberto è la cassiera di Leonardo Bacile, gli ricorda, di volta in volta, quanto devono incassare dai clienti ed è lei stessa a presentare al compagno alcuni clienti che già fanno parte della propria rete di spaccio.

Se le accuse venissero confermate, il ruolo di Valentina Soliberto dimostrerebbe come, nel tempo, la figura femminile si sia evoluta all’interno della criminalità organizzata, rivendicando l’emancipazione sociale (illegale).

Valentina Soliberto sarebbe stata l’intermediaria nella fornitura di grosse partite di droga (una di dieci chili) nei confronti di alcuni soggetti per conto del sodalizio e avrebbe effettuato anche l’attività di recupero credito.