Brindisi. Colmata Capobianco, Confindustria: “Professionisti del No chiassosa minoranza. Si agisca”

BRINDISI- Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Gabriele Menotti Lippoli, presidente di Confindustria Brindisi, relativa alle polemiche sollevate sulla vasca di colmata Capobianco.

“Dopo 20 anni, in questa città si discute ancora di quale possa essere il migliore utilizzo dell’area di Capobianco. Nel frattempo, il mondo attorno a noi avanza e ci sopravanza nella partita quotidiana della competitività; sono le leggi del mercato.

Pertanto, fattaci sfuggire la grande occasione del rigassificatore (incredibilmente sentiamo ancora interventi che sostengono che il Tap non si sarebbe dovuto realizzare), reso inagibile il porto attraverso una serie di esposti e di pareri tecnici che poi sono sfociati nel nulla, adesso i professionisti del No, che in questa città sono una minoranza molto chiassosa, provano a sabotare – fuori tempo massimo – le nuove prospettive di sviluppo che faticosamente Autorità portuale, Confindustria, operatori portuali e la Brindisi produttiva tutta stanno provando ad alimentare sfruttando le straordinarie potenzialità dell’area di Capo Bianco.

Noi questa partita per lo sviluppo e la rinascita di Brindisi, che passa dall’infrastrutturazione e dall’ammodernamento del suo porto, la giocheremo fino alla fine con tutta la forza di cui disponiamo. Confindustria non sarà mai connivente di queste politiche decresciste che alimentano la povertà e confinano le persone in uno stato di dipendenza cronica dal sussidio statale. Non resteremo a guardare inermi al depauperamento ed allo spopolamento di Brindisi; è nostro dovere tutelare i nostri tanti giovani diplomati e laureati.

Noi saremo sempre dalla parte di chi vuole risollevare il nostro territorio. E nel caso specifico, saremo al fianco degli operatori portuali e dell’Autorità portuale, la quale, grazie ai fondi del Pnrr ed all’accordo con l’Agenzia delle Dogane, trasformerà Capobianco in un Punto franco (conseguenza del riconoscimento di Zona franca doganale interclusa), il secondo in Italia dopo quello di Venezia, mirante a incentivare gli scambi internazionali di merci attraverso un regime speciale di tributi doganali. In quell’area le imprese godranno, dunque, dell’opportunità di stoccare, manipolare e trasformare le merci in sospensione dei diritti doganali. Vorremmo ricordare, tra l’altro, che l’intervento, finanziato con 30 milioni di euro, è stato approvato dal Governo del quale facevano parte anche alcuni degli oppositori di tale opera di infrastrutturazione portuale.

Ora, vogliamo davvero rinunciare all’ultima possibilità di sviluppare seriamente nuovi traffici, economie e posti di lavoro nell’unica area portuale dove è possibile svilupparli, grazie agli ampi spazi in banchina ed alla collocazione che rende quella zona meno soggetta a vincoli quali quelli fissati dal cono d’atterraggio?

In fondo basterebbe documentarsi un po’ prima di partire lancia in resta con proposte velleitarie e dannose. Si scoprirebbe ad esempio, grazie allo studio di Srm, che l’import-export via mare del Sud ha fatto registrare un balzo del 53% nel primo semestre 2022 rispetto all’anno precedente, portando gli esperti a parlare di una «rivincita degli scali meridionali». Il direttore generale di Srm, in questa ottica sottolinea come sia fondamentale «investire bene le ingenti risorse che il Pnrr dedica alle infrastrutture portuali» dato che «la nuova centralità del Mediterraneo e le risorse che arrivano dall’Europa ci stanno offrendo una occasione irripetibile per lo sviluppo del nostro Mezzogiorno. Non sprechiamola».

Ecco, in tutto questo, noi che partita vogliamo giocare? Quella giocata negli ultimi venti anni, ai margini di tutto mentre gli altri si attrezzano e crescono, intenti a farci la guerra uno contro l’altro e ad affogare tra i veleni dei veti incrociati? Vogliamo proseguire nel gioco del sabotaggio, del non-si-puotismo e ben-altro-luoghismo che continua a far perdere tempo prezioso all’Autorità portuale nella realizzazione di opere di vitale importanza?

Ma soprattutto, quando si propone lo spostamento della Marina Militare a Capobianco, si ignora o si fa finta di ignorare che per l’espansione della Marina e delle sue nuove unità anfibie è stata già messa a disposizione dall’ente portuale – in accordo con i vertici stessi della Marina – la nuova colmata di Costa Morena Est, tanto da recepire questo accordo nella bozza del nuovo Piano Regolatore Portuale? E poi, venendo meno i fondi del Pnrr per l’infrastrutturazione a fini portuali di Capobianco, si è sicuri che il Ministero della Difesa stanzierebbe le stesse risorse per il trasferimento dell’area operativa della M.M. a Capobianco? Ma davvero si vogliono continuare a prendere in giro i cittadini in questo modo?

Lo abbiamo visto a cosa portano le politiche del No in questa città. Il No al rigassificatore ha privato la città di nuove ricchezze e occasioni. Allo stesso modo il No alla realizzazione delle opere previste a Capoianco creerà – tra le varie conseguenze negative – difficoltà probabilmente insormontabili per quella che gli ambientalisti stessi hanno presentato come una grande occasione per il territorio, ovvero l’assemblaggio e la costruzione delle pale eoliche. Perché il vero ambientalismo e il vero sviluppo si traguardano progredendo, sfruttando le nuove tecnologie, applicando le norme di tutela ambientale sempre più stringenti, non di certo arroccandosi su posizioni ideologiche che andrebbero confinate al passato. È ora di scegliere, di agire, di fare.”