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“La mia terra è meravigliosa, ma ha bisogno della presenza dello Stato”: le parole di Arcangela Petrucci

FOGGIA- “Io e la mia famiglia ringraziamo tutti coloro che hanno deciso di intitolare questa nuova associazione antiracket a Luigi e Aurelio. Per noi familiari è un gesto molto importante perché ci fa capire che non siamo soli”: inizia con queste parole l’intervento di una emozionata Arcangela Petrucci, pronunciato davanti al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, accorsa a Foggia per presiedere il comitato provinciale per l’ordine e sicurezza.

Arcangela Petrucci è la vedova di Luigi Luciani, il contadino ammazzato il 9 agosto 2017 a San Marco in Lamis perché testimone, insieme al fratello Aurelio, dell’agguato mortale al boss Mario Luciano Romito. Arcangela Petrucci da quel giorno porta nel cuore il dolore per la perdita dell’amato marito, ma è stata ed è forte per il figlio di quattro anni e mezzo cui ha dovuto spiegare perché non ha più un papà.

“Troppo spesso un familiare di vittima innocente di mafia al pari di un imprenditore che denuncia si sente solo, emarginato, come se fosse lui la parte marcia della società” dice Arcangela sul pulpito della Prefettura di Foggia, come se conducesse sola una battaglia antimafia.

“Il silenzio è alleato della criminalità. Esponiamoci nella lotta”

“Il 9 agosto 2017 dopo la morte di mio marito e mio cognato, dopo la morte di altri due innocenti, tutti abbiamo scoperto l’esistenza della quarta mafia. Su questo territorio, da quel giorno, penso di aver messo da parte anche il mio dolore per cercare di capire quale fosse l’effettiva realtà che mi circondava e mi sono scoperta a vivere in un territorio meraviglioso ricco di arte, cultura, eccellenze” continua Arcangela squarciando il silenzio tutto intorno a lei.

“Ma, nel contempo, un territorio alla deriva dove per lungo tempo ha regnato un silenzio quasi assordante da parte di tutti. Il silenzio a mio avviso è anche comunicazione. Nei confronti dello Stato il nostro silenzio è equivalso a dire ‘stiamo bene, grazie, non abbiamo bisogno di nulla’” continua a dire la moglie di Luigi Luciani rimproverando l’inerzia in cui si è sentita inghiottita.

“Nei confronti della criminalità il nostro silenzio è diventato col tempo il suo alleato più importante: interessi, convenienza ma, soprattutto paura di esporsi. Anch’io ho paura di espormi. Eppure, oggi sono qui. È dall’agosto 2017 che non ho mai smesso di chiedere verità e giustizia per i miei cari e per questo territorio da tanto tempo martoriato”.

Le parole della guerriera Arcangela Petrucci arrivano dritte a tutti i presenti nella Prefettura che sembrano riconoscere le responsabilità cui oggi si è chiamati a rispondere.

“Dalle belle parole sui social si passi alle azioni e alla lotta collaborando”

“Io non capisco una cosa, sicuramente per miei limiti e mie mancanze, e quindi mi riferisco soprattutto alla società civile: ‘Ma non siamo stanchi di subire?’ Quì si sta parlando della nostra vita, del nostro benessere, del futuro dei nostri figli. Ci stanno portando via anche la nostra dignità e noi società civile cosa facciamo?

Nella migliore delle ipotesi gli opinionisti sui social. Bravi a dire cosa è giusto e cosa non lo è. Quando poi ci stanchiamo di criticare e massacrare una storia, una persona ci basta un click e voltiamo pagina. Ma nella vita reale i problemi non si cancellano con un click. Nella vita reale i problemi si affrontano. Con forza, con determinazione, secondo lo spirito di solidarietà e condivisione da parte di tutti”.

Arcangela Petrucci mette tutti davanti alla cruda e vera realtà, quella che ha dovuto e continua ad affrontare lei con un figlio piccolo. E tutti coloro che ogni giorno vivono la quotidianità in carne e ossa, senza nascondersi dietro il monitor di un pc.

“Quindi è arrivato il momento di collaborare, di denunciare, di farci aiutare per riprenderci la nostra vita. Io mi auguro che questa nuova associazione antiracket abbia il sostegno dell’intera comunità perché un imprenditore che denuncia non lo fa solo per sé stesso, ma per l’intero territorio.

Un familiare di vittima innocente di mafia che si espone, non lo fa solo per sé stesso, ma per l’intera comunità, perché nessun’altra famiglia possa essere travolta dal suo stesso dolore. Perché, vi assicuro, si sta veramente male, al punto di pensare che la tua stessa vita non ha più senso e non ha più ragione di essere”. Arcangela Petrucci, con Tano Grasso dal lato del cuore a sostenerla, si mette a nudo davanti all’Italia intera, non solo alla città di Foggia e alla Puglia.

“Il mio territorio è meraviglioso, ma manca il lavoro e la presenza dello Stato”

“Ministro Lamorgese, grazie per essere nuovamente qui, come ho detto, questo è un territorio meraviglioso, ma anche un territorio che per troppo tempo è stato ignorato dal governo. Qui manca tutto, lavoro, infrastrutture. La mafia si nutre anche e soprattutto della disperazione delle persone. Noi abbiamo bisogno che lo Stato sia parte integrante di questo territorio e non più ospite. Perché si sa quando l’ospite arriva, la situazione sembra migliorare, ma appena l’ospite va via tutto ritorno come prima. Ovviamente, è importante e doveroso, questo l’ho sempre fatto e continuerò a farlo: ricordare tutte le operazioni antimafia non solo quelle che sono state portate a termine con successo soprattutto negli ultimi anni, ma quelle che sono convinta arriveranno. Come sono convinta che oggi più che mai anche i magistrati, le Forze dell’ordine, tutti coloro che mettono a repentaglio la propria vita hanno bisogno di un sostegno continuo dal governo, continuo.

E mi creda, ministro, non le dico questo con rabbia, con arroganza, ma con la consapevolezza che ho acquisito negli ultimi anni. Anche se troppo spesso mi chiedo se è giusto il prezzo che sto dovendo pagare con consapevolezza dalla mattina del 9 agosto 2017”.

L’ultima immagine del marito Luigi che conserva Arcangela

“Ho visto davanti a me mio marito e mio cognato accasciati nel fiorino bianco. Non saprei in quel momento quante volte ho chiamato ‘Luigi!’ ma lui non mi ha mai più risposto. Mio marito non si è più voltato a guardarmi. Da quel preciso momento mi sono ripromessa che non abbasserò mai più la testa davanti a niente e a nessuno.

Io ministro ho un grandissimo rispetto per lei e per le istituzioni, io ho fiducia in tutti voi. Io ho bisogno di credere in voi e per questo vi prego: aiutate questo territorio a rinascere, vi prego. Grazie”.

Arcangela Petrucci si allontana dal microfono non prima di aver guardato ogni presente negli occhi e torna al proprio posto senza abbassare la testa davanti agli applausi che hanno riempito la sala e che sono arrivati fino in cielo, dall’amato marito Luigi Luciani.