Soldi, abiti griffati e cene costose continuano ad indurre in tentazione minorenni disposti a fare sesso a pagamento in hotel di lusso con insospettabili benestanti o a girare video sessualmente espliciti. Un tempo ad adescare per rapporti sessuali a pagamento bastavano i classici pacchetti di sigarette, le ricariche telefoniche e le sostanze stupefacenti. La rotta ha subito una virata e non è più imputabile al bisogno economico o al contesto familiare disagiato, ma a un decadimento dei valori o a errati modi educativi anche se in diversi casi sono proprio le mamme costrette a denunciare per interrompere il circolo vizioso. Niente di nuovo sotto il sole se non fosse che il fenomeno della prostituzione minorile dilaga a macchia d’olio perché attrae come una calamita il guadagno facile associato all’ostentazione del lusso tra coetanei. La prostituzione minorile è un fenomeno trasversale che riguarda ceti sociali anche alti, quindi la capacità ad arginare questa piaga spetta non solo alle forze dell’ordine e alla polizia postale, ma soprattutto alle famiglie che hanno il compito di vigilare e interrompere certi incontri che viaggiano ormai in modo incontrollato sui social network.
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