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Carcere di Foggia, ancora droga e telefonini calati con drone

In un contesto di crescente utilizzo di tecnologie avanzate da parte della criminalità organizzata, non è lontano il giorno in cui mafia, ‘ndrangheta e camorra potranno contare su convenzioni con giganti della logistica come Amazon per la consegna di materiale proibito all’interno delle carceri italiane. L’ironia di questa provocazione lanciata dal SAPPE, Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria, evidenzia una situazione paradossale: mentre i criminali investono in tecnologia, lo Stato sembra dormire lasciando i poliziotti penitenziari a combattere questo fenomeno senza strumenti adeguati.

L’ultimo episodio, accaduto nel carcere di Foggia, vede protagonista un poliziotto che, nonostante la carenza di personale e le difficoltà operative, è riuscito a intercettare un drone in arrivo, destinato a far cadere all’interno del penitenziario un pacco contenente droga e altri materiali proibiti. Questo successo, frutto di professionalità e dedizione, è stato possibile solo grazie all’impegno degli agenti, nonostante le gravi mancanze da parte dell’amministrazione centrale.

Il SAPPE denuncia da tempo l’inefficacia delle misure adottate per contrastare questo tipo di traffici illeciti e chiede a gran voce l’implementazione di tecnologie semplici ma efficaci, come i jammer, per bloccare le comunicazioni non autorizzate all’interno delle carceri.

È evidente che la situazione attuale non può continuare. Il sindacato invita quindi i parlamentari a prendere provvedimenti concreti e urgenti, applicando le leggi esistenti e potenziando le risorse a disposizione delle forze dell’ordine all’interno delle carceri. Solo così si potrà porre un freno a un fenomeno che sta trasformando i penitenziari in veri e propri hub per attività criminali.

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