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Bari, neonato morto in culla: ‘Era sottopeso e disidratato’

Il piccolo trovato morto nella culla termica della parrocchia di San Giovanni Battista di Bari il 2 gennaio scorso era affetto da “child neglect”, ovvero un grave stato di trascuratezza. Pesava appena 2 chili e 800 grammi, era disidratato e denutrito, sebbene fosse nato a termine. Secondo le prime ipotesi, il parto potrebbe non essere avvenuto in ospedale.

L’autopsia, eseguita mercoledì 8 gennaio dal medico legale Biagio Solarino, ha rivelato che il neonato sarebbe morto per ipotermia, ma saranno necessari ulteriori esami istologici per confermare la causa del decesso. Gli inquirenti ritengono che il bimbo fosse vivo quando è stato abbandonato nella culla. Il corpo aveva infatti raggiunto la stessa temperatura della stanza, segno che il piccolo potrebbe essere rimasto nella culla per molte ore prima di morire.

Nonostante l’assenza di segni di violenza evidenti, il corpo presenta lievi escoriazioni alle caviglie, probabilmente causate da parassiti cutanei. Secondo fonti investigative, il neonato avrebbe potuto salvarsi se fosse stato portato in un reparto di pediatria. A complicare la situazione, il mancato funzionamento del sistema di allarme della culla, che avrebbe dovuto avvisare il parroco don Antonio Ruccia, e il guasto al riscaldamento della struttura.

Sono in corso indagini per identificare la madre, con verifiche sulle donne che hanno partorito da dicembre in poi. Gli investigatori stanno inoltre analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nei pressi della parrocchia.

La Procura ha indagato, come atto dovuto, don Antonio Ruccia e l’elettricista responsabile della manutenzione della culla, Vincenzo Nanocchio, per cooperazione in omicidio colposo.

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