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Papa Francesco (Pixabay)

Addio a Papa Francesco, l’uomo venuto “dalla fine del mondo”

Dalla scelta del nome al Sinodo, dieci anni di pontificato tra misericordia, riforme e vicinanza agli ultimi

ROMA – Era arrivato dodici anni fa, il 13 marzo del 2013, e il mondo lo ha conosciuto per quel semplice “buonasera”. Era il suo primo saluto rivolto al mondo intero e già quella semplicità disarmante preannunciava una ventata di nuovo, rivoluzionaria.

È morto Francesco, il Papa argentino che ha cambiato la Chiesa. Bergoglio aveva 88 anni ed era stato eletto al Pontificato dopo la rinuncia di Benedetto XVI. È stato il secondo Papa più anziano di sempre, ha collezionato 47 viaggi in 66 Paesi. Molti nelle periferie del mondo, dal Polo Nord all’equatore, da Lampedusa per i migranti a Giuba, in Sud Sudan.

A febbraio il peggioramento della salute per una polmonite bilaterale e i 38 giorni di ricovero al Gemelli fino al 23 marzo. A un mese dalle dimissioni, ieri, nel giorno di Pasqua, il giro in papamobile per l’ultimo bagno di folla a Piazza San Pietro, dove stasera è stato recitato il rosario davanti a una folla di fedeli.

Jorge Mario Bergoglio ha preso in mano la Chiesa e l’ha condotta per sentieri coraggiosi aprendo le porte a “tutti, tutti, tutti”, e non preoccupandosi di quell’ala dei cattolici che sono sempre restii alle novità. Lo ha fatto dopo lo choc delle dimissioni di Benedetto XVI. ma lui ha saputo voltare pagina in un modo che era difficile anche da immaginare. Ha lottato per contrastare gli abusi e per limitare le finanze del Vaticano.

Era nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, figlio di migranti piemontesi: suo padre Mario era ragioniere, impiegato nelle ferrovie, mentre sua madre, Regina Sivori, si occupava della casa e dell’educazione dei cinque figli. Diplomatosi come tecnico chimico, ha scelto la strada del sacerdozio entrando nel seminario; nel 1958 è passatp al noviziato della Compagnia di Gesù. Da qui una lunga vita al servizio della Chiesa fino a diventare cardinale arcivescovo della sua Baires, dal 2013 è stato il 266esimo Pontefice della Chiesa cattolica.

Apertura a omosessuali e divorziati

L’apertura ai divorziati, agli omosessuali, la valorizzazione delle donne fino a dare loro il posto che da secoli era riservato solo ai cardinali. E poi quella Chiesa “in uscita” verso i più fragili: dai migranti, la sua prima preoccupazione, ai poveri. E’ pensando proprio ai poveri che ha scelto un nome che mai nessun Pontefice della storia aveva osato scegliere: Francesco, come il poverello d’Assisi, anche lui un rivoluzionario dei suoi tempi.

Il pontificato della misericordia

Fin dai primi giorni, Francesco ha posto l’accento su una Chiesa “in uscita”, capace di ascoltare, accogliere e camminare accanto all’uomo contemporaneo. L’Anno Santo della Misericordia (2015-2016) è stato uno dei momenti centrali del suo pontificato, segnato dall’apertura delle Porte Sante in tutto il mondo e dall’invito a riscoprire il volto misericordioso di Dio.

La riforma della Curia e la sinodalità

Francesco ha portato avanti una decisa riforma della Curia romana, culminata con la nuova Costituzione apostolica Praedicate Evangelium (2022), che ha ridisegnato l’assetto della governance vaticana, puntando su trasparenza, semplificazione e missionarietà.

Il suo pontificato si è caratterizzato anche per il rilancio del Sinodo come luogo vivo di confronto e discernimento. Il percorso sinodale sulla sinodalità, iniziato nel 2021, ha rappresentato un tentativo senza precedenti di coinvolgere tutto il popolo di Dio nel governo della Chiesa.

I gesti simbolici e l’impegno per la pace

Numerosi i gesti simbolici che hanno segnato questi anni: dalla lavanda dei piedi ai detenuti il Giovedì Santo, ai viaggi in terre martoriate dalla guerra e dalla povertà. Memorabili l’incontro di preghiera per la pace in Vaticano con i presidenti israeliano e palestinese nel 2014, il viaggio a Lampedusa contro l’indifferenza verso i migranti, e la storica visita in Iraq nel 2021.

L’enciclica “verde” e la fratellanza universale

Con l’enciclica Laudato si’ (2015), Francesco ha richiamato il mondo alla responsabilità verso il creato, mentre con Fratelli tutti (2020) ha lanciato un appello globale alla fraternità e al dialogo tra popoli e religioni. Temi che ha approfondito fino alla fine, richiamando le nazioni a un nuovo patto sociale e ambientale.

Fino all’ultimo, accanto alla gente

Anche negli ultimi mesi, segnati dalla fragilità fisica, Papa Francesco non ha mai interrotto il suo impegno: udienze, Angelus, celebrazioni, strette di mano ai bambini e parole di conforto ai sofferenti, come nell’ultima Pasqua. Il suo sorriso, la sua voce roca, i suoi appelli accorati restano impressi nella memoria dei fedeli.

Con la morte di Papa Francesco si chiude un’epoca, ma il suo magistero, le sue parole, i suoi gesti continueranno a parlare alla Chiesa e al mondo.

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