Sarebbero coinvolti anche tre tarantini nell’inchiesta della Procura antimafia di Lecce sul presunto traffico illecito di rifiuti tra Puglia, Calabria, Campania e Basilicata. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti, infatti, sarebbero finite diverse attività illecite svolte tra il 2021 e il 2023. Tra i reati contestati vi sarebbero il concorso in attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, la falsità materiale e il delitto colposo contro la salute pubblica. Reati di cui, secondo la Procura, si sarebbero macchiati gli undici indagati colpiti da misure cautelari.
Gli investigatori avrebbero rilevato lo smaltimento illecito dei rifiuti da parte di vari soggetti provenienti da diverse regioni del Meridione, i quali si sarebbero avvalsi di false autorizzazioni ambientali per ottenere profitti illeciti di poco inferiori agli 800mila euro. Il tutto mascherato da presunte attività di consulenza, con cui gli indagati avrebbero tentato di giustificare i proventi del traffico dei rifiuti. Gomma, plastica e materiali speciali non pericolosi sarebbero partiti da Puglia e Campania per poi districarsi nel Mezzogiorno, tra la stessa Puglia, la Calabria e la Basilicata. Un disegno criminoso, stando agli atti processuali, a cui avrebbero preso parte anche tre residenti nella provincia di Taranto, agendo con vari ruoli all’interno dell’organizzazione prospettata dagli inquirenti. Proprio nella provincia ionica, gli indagati avrebbero ottenuto poco meno di 400mila euro, derivanti dal traffico dei rifiuti.
Un quadro complesso e articolato in cui risulterebbero iscritti sul registro degli indagati altri soggetti, non colpiti da misure cautelari. Dopo il colloquio con il giudice per le indagini preliminari, le parti proveranno a chiarire la propria posizione con l’ausilio dei loro difensori.
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