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Crisi idrica: Lacorazza (Pd) sulle quote di Acqua del sud spa

La neve di queste ore potrebbe, dare una spallata definitiva alle restrizioni per i comuni serviti dal bacino Basento Camastra, ma non alle responsabilità e ai problemi strutturali. Con queste parole inizia una nota diffusa da Piero Lacorazza, consigliere regionale del partito democratico, e capogruppo dem nel parlamentino lucano, che ha analizzato diversi aspetti riguardanti l’ormai quotidiano tema ella crisi idrica in regione.

Secondo Lacrozza  “Ci sono alcune questioni che restano sul tappeto del confronto, anche per l’impegno solenne assunto dal Presidente Bardi di “accertare le responsabilità dopo l’emergenza”. Non cerchiamo responsabilità per fare processi – ha aggiunto –  ma per trovare soluzioni che al momento non ci sembrano essere all’orizzonte”.

Il riferimento è alle diverse questioni che l’opposizione ha posto all’attenzione del governo regionale, che al momento – ha sottolineato Lacorazza – non hanno ricevuto alcuna risposta: Tra queste la programmazione e i tempi di messa a terra degli investimenti per le infrastrutture, alla governance della risorsa idrica, ma soprattutto sul ruolo della Regione esercitato in Acque del Sud spa.

Si tratta della società interamente pubblica a partecipazione statale, soggetto che raccoglie l’eredità dell’EIPLI, L’Ente per lo Sviluppo dell’Irrigazione e la Trasformazione Fondiaria in Puglia, Lucania ente che prevedeva una partecipazione delle regioni con quote del 40%.

Di fatto l’articolo 11 della legge istitutiva di Acque del sud, nell’indicare il capitale sociale di  5  milioni  di  euro., attribuisce le azioni  al Ministero dell’economia e delle finanze,  che  può  trasferirle  nel limite del 5 per cento a soggetti pubblici, nel  limite  del  30  per cento a soggetti privati individuati”. Da qui i dubbi di Lacorazza che ha definito il tema “la madre della questioni che da mesi vede il Presidente Bardi in silenzio”: cosa intende fare per l’asta pubblica del 30% delle quote di Acque del Sud spa? Non è una faccenda o un affare privato; ci vuole trasparenza perché Acquedotto Lucano –  è il soggetto che potrebbe/dovrebbe gareggiare – è chiamato a deciderlo in assemblea, e i soci, rappresentati da Regione e comuni, sono di fatto le cittadine e i cittadini lucani, ha concluso Lacorazza.

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