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Si tenga a distanza, grazie: pronte anche le caserme

(di Onofrio D’Alesio) – Non potevamo farci mancare il termine anglosassone per complicare la vita a noi e agli altri. Droplet è la parola coniata per la circostanza, ovvero la distanza di almeno un metro da osservare in luoghi particolarmente affollati per evitare il rischio del contagio. Immaginate il “droplet” in famiglia, nelle banche, nei bar e negli uffici pubblici oppure con i pensionati davanti agli sportelli delle poste. Il “droplet” si sostanzia con il più semplice “manteniamo le distanze”. Ma in questo caso sono di sicurezza e non certo per i nostri rapporti sociali che di droplet ne hanno tanti. Droplet da certi politici, droplet da chi ci è più antipatico e ci sta sulle scatole. E in questo caso il droplet può essere la giustificazione per mantenersi lontani da chi proprio non sopportiamo o non vogliamo avere tra i piedi. Ma c’è un altro elemento che forse sta mutando il nostro modo di essere, che ci spaventa e che dà la misura della portata dell’emergenza coronavirus: la Difesa ha messo a disposizione della Protezione Civile un’ottantina di strutture – caserme, ospedali e basi logistiche – per un totale di 6.600 posti letto. L’ex ospedale militare di Baggio, a Milano, aprirà nelle prossime ore, con 50 posti letto, ma già sono pronte strutture dell’Aeronautica a Linate e Piacenza così come la base logistica di Colle Isarco (Bolzano) e quella di Roccaraso (L’Aquila) dell’Esercito, le basi dell’Aeronautica di Taranto, Trapani Birgi e Decimomannu (Cagliari). Al momento non è emersa la necessità di utilizzarli né, ha ripetuto il capo della Protezione civile, ci sono “criticità per quanto riguarda le terapie intensive”. Ma è necessario essere pronti in caso di quarantena di massa.