Serie A | Club delusi dal comportamento del governo

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Da una parte i progetti di ripartenza per non subire danni economici ulteriori, dall’altra le squadre divise sulla volontà di tornare in campo visto il numero elevato di morti e l’esempio della Cina, dove il campionato non riparte nonostante il numero di contagi sia inferiore a 100 giornalieri da un mese. Il mondo del calcio professionistico è ancora diviso, tra chi vuol ricominciare e chi considera già finita la stagione. Il responsabile dell’area tecnica dell’Udinese Marino considera terminata la stagione non riuscendo a pensare ad una ripresa con gli stadi vuoti. Non si può non riprendere a giocare secondo l’ex amministratore delegato del Milan Adriano Galliani. La sua proposta è riprendere in estate e ricominciare la prossima stagione a gennaio del 2021, ma questo comporterebbe una modifica sostanziale anche alle formule contrattuali dei calciatori da discutere con Uefa e Fifa. Nel frattempo c’è malumore tra le società professionistiche, non coinvolte nel decreto a supporto dell’ecomomia varato dal governo. Le richieste erano un  fondo straordinario per far fronte all'emergenza e il ritorno delle sponsorizzazioni da parte delle piattaforme di betting. I club sono delusi viste anche le previsioni della Figc, che ha stimato una perdita di 293 milioni con la ripartenza a porte chiuse e di 504 milioni in caso di stop definitivo.  Dopo Pasqua potrebbero arrivare novità anche dall’esecutivo.

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