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Scu, omicidio Lippolis. Si è costituito il killer Guarini: era latitante

SAN VITO DEI NORMANNI- Ha chiesto del tenente Alberto Bruno quando si è presentato all’ingresso della compagnia dei carabinieri di San Vito dei Normanni: il killer 47enne Emanuele Guarini, collaboratore del canile comunale di Mesagne fino a qualche giorno fa, si è costituito per espiare la pena di 30 anni in carcere per l’omicidio di Nicolai Lippolis, dopo aver latitato.

La pronuncia degli ermellini è arrivata il 19 ottobre 2021 e ha decretato, insieme a Emanuele Guarini, 30 anni di reclusione anche ad Antonio Epicoco, 20 anni a Marcello Cincinnato e undici a Tommaso Belfiore per il barbaro assassinio commesso nel settembre 1998 a Bar, in Montenegro, per logiche delle vendette interne alla Sacra corona unita.

Così, mentre nella giornata del 23 ottobre i carabinieri della stazione di Mesagne hanno eseguito l’ordine di carcerazione per Marcello Cincinnato e quelli di Tuturano, per Antonio Epicoco, Emanuele Guarini si è dato alla latitanza.

Ma ci avrà pensato bene perché con le perquisizioni a tappeto su tutto il territorio Brindisino non avrebbe avuto scampo. E allora il killer Emanuele Guarini, assistito dall’avvocato Raffaele Missere, ha deciso di uscire allo scoperto: ha abbandonato la casa dei familiari della compagna, a Brindisi, dove si è nascosto per qualche giorno e si è costituito presso la compagnia dei carabinieri di San Vito dei Normanni al comandante del Nor, il tenente Alberto Bruno. Dopo le formalità di rito, Emanuele Guarini è stato trasportato presso il carcere di Lecce, dove dovrà espirare la pena di 30 anni di reclusione.

Il profilo del killer Emanuele Guarini

La cristallizzazione della figura del mesagnese Emanuele Guarini quale affiliato alla Sacra corona unita è avvenuta nelle operazioni antimafia Mediana del 2001 (che ha smantellato il clan Argentieri con 164 arresti) e Professore del 2004 (che prende il nome da Giovanni Colucci di Ostuni, detto “Professore”, e che ha portato all’arresto di 100 persone). Operazioni scaturite dalle dichiarazioni del pentito Ercole Penna, alias “Lino il Biondo”, sin dalla fine degli anni Novanta.

L’operazione “Zero” del 2013, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, inoltre, ha inquadrato la figura di Emanuele Guarini quale killer materiale dell’omicidio di Nicolai Lippolis, ucciso brutalmente nel settembre 1998 per dinamiche interne alla Sacra corona unita, nell’ambito dell’efferata lotta per il dominio del territorio, tra le frange criminali capeggiate dai boss Massimo Pasimeni alias “piccolo dente” e Francesco Campana.

La spregiudicatezza criminale di Emanuele Guarini è stata poi, dimostrata nel mese di gennaio 2021, quando è stato arrestato dai carabinieri di Mesagne per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti: per l’obbligo di firma, scaturito, appunto, dall’operazione Zero, il killer Guarini si è presentato in caserma nascondendo negli slip 26 dosi di cocaina, un paio di grammi di hashish e un coltello a serramanico.

L’omicidio di Nicolai Lippolis

Le ossa di Nicolai Lippolis sono state scoperte il 7 ottobre 2009 a Bar, in Montenegro, terra che negli anni Novanta è diventata rifugio per gli uomini in fuga della Sacra corona unita. È stato l’esame del dna a darne conferma, dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia circa le modalità di esecuzione dell’omicidio: “In concorso tra loro e con Eugenio Carbone, deceduto, cagionavano la morte di Lippolis, colpendolo con un piccone e con colpi di arma da fuoco, per poi seppellirlo in una fossa appositamente scavata”, si legge nel capo di imputazione del processo d’appello bis. “Cincinnato e Leo avendo convinto e determinato Carbone e Belfiore a punire Lippolis, Belfiore incaricato Epicoco, suo affiliato, che unitamente a Guarini eseguiva l’omicidio”.

L’eliminazione di Nicolai Lipollis è avvenuta perché “in più occasioni Lippolis aveva contravvenuto alle regole del sodalizio spacciando sostanze stupefacenti senza il consenso e partecipando alla commissione di furti estranei al programma criminoso del gruppo e infine rubando un’Audi 80 di proprietà di Cincinnato”.