Salute: Sei italiani su dieci non curano i denti

“Il 60% delle persone in Italia non vanno dal dentista, quasi tutti perché non possono permetterselo” anche perché “il 95% delle cure odontoiatriche avviene in privato”. E “le famiglie oggi spendono meno del pre Covid per curare i denti. Nel 2022 la spesa per le cure dentali è stata del 14% inferiore al 2018”.

A fare il punto sulle difficoltà a curare la salute della bocca è stato Enrico Gherlone, membro del Consiglio Superiore di Sanità e consigliere del ministro della Salute per l’odontoiatria, intervenendo alla celebrazione per la Giornata Mondiale di Promozione della Salute Orale organizzata a Roma dall’Associazione Italiana Odontoiatri (Aio).

Secondo il rapporto RBM-Censis, gli italiani spendono circa 9,5 miliardi per le cure dentali, quasi tutti di tasca loro, mentre il servizio sanitario copre solo un 5% del totale delle cure, per una stima di meno di 500 milioni. “E’ tempo – dice il presidente Aio Gerhard K. Seeberger – di collaborare, governo e dentisti, per offrire prevenzione, sigillature ai bambini fra 5 e 10 anni, e di parlare di offerta di dispositivi protesici ai profili vulnerabili in età evolutiva ed over 65. Non solo cura di carie e gengive, i dentisti possono avere un ruolo chiave nella prevenzione dei tumori orali: portarla nello studio del dentista “di famiglia”, è l’obiettivo del progetto di formazione dei professionisti “Oral care total care” di Aio.

Ai dentisti che aderiscono all’iniziativa saranno forniti strumenti diagnostici innovativi che sfruttano l’autofluorescenza cellulare per effettuare una diagnosi precoce di questo tipo di lesioni. “L’insorgenza del cancro orale nella maggior parte dei casi è legato a fattori di rischio quali fumo, alcol, irritazioni croniche da protesi incongrue, abrasioni a causa di denti fratturati, papilloma virus, diabete, ma circa il 25% dei pazienti colpiti non presenta i fattori di rischio”, spiega David Rizzo, vice presidente nazionale Aio. È fondamentale, ha concluso, “una diagnosi tempestiva dei dentisti per individuare la lesione allo stadio iniziale così da ridurre la mortalità circa del 90%”.2