0 Condiviso 118 Visto 1 Commenti
Puglia Meteo
Cielo Sereno
28.89°C

Procura di Trani, l’occasione fa l’uomo ladro

(di Onofrio D’Alesio) – Sarebbe come dire che nella Procura di Trani si era insediata una piccola associazione a delinquere. I ladri e i mascalzoni però erano dall’altra parte, non quelli notoriamente rinchiusi nel gabbione con la barba incolta e il grilletto facile, ma tra pubblici ministeri , magistrati giudicanti e requirenti. Toghe svolazzanti insomma, pagate profumatamente dallo Stato con stipendi non da morti di fame ma da privilegiati, che se la spassavano come una allegra combriccola di briganti, alla faccia di imprenditori, forse ricattati o forse anche spaventati dal potere e dalla soggezione che gli impavidi dal colletto bianco e la cravatta incutevano nei loro uffici con la foto di Mattarella e forse anche col crocifisso alle spalle. Questo lo accerteranno le inchieste. Alla luce delle ultime vicende, non si può dire che la giustizia abbia trionfato in quell’antico palazzo di Trani che ammicca lo sguardo sulla bellissima cattedrale romanico pugliese. Al posto della bilancia con la scritta “la legge è uguale per tutti” è valso l’antico proverbio molto più terreno, l’occasione fa gli uomini ladri. Sta nei fatti che a partire dal 2018 qualcuno ha deciso di mestare nel torbido. E più si gira il vaso più il peggio viene a galla con tutti i miasmi e le puteolenze. Le inchieste che hanno coinvolto i magistrati in servizio a Trani, l’ex pm Antonio Savasta e l’ex gip Michele Nardi, arrestati per corruzione in atti giudiziari nel gennaio 2019 e l’ex pm Luigi Scimè, coinvolto a piede libero nello stesso procedimento hanno segnato il passaggio sulla sponda dell’illegalità. Il primo, dimesso dalla magistratura, attualmente agli arresti domiciliari, il secondo ancora oggi dietro le sbarre. Tutti e tre sono a processo per aver pilotato indagini e processi in cambio di denaro e gioielli che donavano alle loro mogli o compagne da imprenditori amici. E lo avrebbero fatto nel periodo in cui a capo della Procura di Trani c’era Carlo Maria Capristo, poi trasferito a Taranto nel 2016 e oggi arrestato. Il sistema corrotto di Trani è quello dei diamanti e dei viaggi regalati ai magistrati perché manipolassero i processi in favore di imprenditori disposti a pagare per non avere rogne. Una pagina nera della giustizia italiana a pochi giorni dal ricordo del sacrificio di Giovanni Falcone.