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Popolare di Bari | Il rigurgito delle coscienze

di Onofrio D’Alesio) – Non è una rivoluzione e neanche un semplice colpo di tosse. Di certo è una presa di coscienza e di ripugna morale nel sentirsi additati come sporchi brutti e cattivi. Soprattutto complici di un sistema perverso. Hanno firmato un manifesto, inviato ai commissari straordinari, di dissenso contro la vecchia mala gestio. Un primo atto di rivolta, seppur tardivo, messo in atto dai dipendenti della Popolare di Bari che tralasciando le forme di tutela sindacale forse dei sindacati stessi non si fidano molto, pur avendo accettato riduzioni di orario e stipendi. Il male da curare è quella forma odiosa e perniciosa di nepotismo interno alla Popolare che affonda le sue radici in un modello di governance pecoreccio e corrotto. Ed e’ quello che si è sviluppato non solo ai vertici della banca (immaginate quella laica Trinità spedita ai domiciliari composta dal padre, dal figlio e dallo spirito neanche santo) quanto a quella fascia mediana di funzionari capi, sottocapi e capetti che prendevano ordini e li trasferivano ai front office, quelli cioè che hanno assorbito le contumelie dei poveri risparmiatori. I conflitti di interesse alla Popolare di Bari sono evidenti non solo nella cronaca dell’intrallazzo finanziario esondato fino a generare il quasi crac da 2 miliardi ma dal reticolo di rapporti familiari all’interno della corte del re Jacobini II. Nelle famiglie reali i matrimoni avvenivano tra consanguinei per garantire e rafforzare e difendere il “rango” e il “patrimonio”. Poi nascevano orbi o malati o dementi, gracili e facili prede di gravi malattie, ma non era un problema rispetto al mantenimento del potere nonostante l’indebolimento della specie a rischio di estinzione. La complicità nel caso della Popolare ha dato un brutto colpo alla moralità. Un valore che il middle management si è giocato pur di mantenere la gestione del potere approfittando del senso di fedeltà e disciplina, di devozione dei dipendenti che in taluni casi era tenuto anche sotto stretta osservazione o nei peggiori, spiati come la Stasi della Germania dell’Est, potendo contare sulla totale sottomissione per dovere e per contratto.