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Assemblea Confindustria: il ricordo di don Ciccio Guadalupi ucciso dalla Scu nel 1986

BRINDISI- L’ha prima detto il sindaco Riccardo Rossi e poi ripetuto il presidente di Confindustria Brindisi, Gabriele Menotti Lippolis a inizio assemblea pubblica: “Grazie per la presenza in prima fila ai familiari di Francesco Guadalupi”.

È stato omaggiato nel ricordo unanime della platea don Ciccio, “il re del latte fresco”, che è stato il presidente degli industriali Brindisini fino al giorno in cui, l’11 ottobre 1986, è rimasto ferito mortalmente in un agguato consumato all’interno della propria azienda. Quella con cui ha reso la città di Brindisi orgogliosa perché ha fornito di latte fresco tutte le famiglie della città e della provincia con il marchio Latte Villanova.

Francesco Guadalupi è rimasto nel cuore di tutti e, soprattutto, in quello dei figli Maria Pia e Fortunato, appena adolescenti nel 1986. Aveva 61 anni quando dopo 49 giorni di agonia ha lasciato una città orfana del proprio presidente di Confindustria e i figli distrutti nel dolore.

L’agguato nell’azienda di famiglia del 1986

L’11 novembre 1986 era un sabato e come sempre don Ciccio Guadalupi si era recato negli uffici dello stabilimento, nel quartiere Casale, per controllare la contabilità del fine settimana. All’improvviso due ragazzi gli sono apparsi avanti: indossavano due caschi da motociclista e imbracciando un fucile lo intimarono a consegnargli i soldi. Ma Francesco Guadalupi reagì e i rapinatori spararono un colpo ferendolo mortalmente, poi fuggirono via.

Ci sono voluti diversi anni per conoscere i nomi di quei killer: uno dei due era Vito Di Emidio, detto Bullone, che con quell’omicidio consacrò il battesimo della Sacra corona unita. Francesco Guadalupi è una vittima innocente di mafia, il suo nome viene letto dal 2019 nella giornata della memoria dell’associazione Libera in tutta Italia.

Dal 1993 il latte Guadalupi non esiste più, assorbito da una multinazionale. Ma dove sorgeva lo stabilimento, in via Don Carlo Gnocchi, ci sono palazzine residenziali e, soprattutto, la caserma dei carabinieri del quartiere Casale.

E, oggi, a 35 anni dalla morte di don Ciccio, ricordarlo all’inizio dell’assemblea pubblica di Confindustria Brindisi ha avuto un forte valore simbolico: che la città continua a combattere per il ripristino del principio di legalità, applaudendo chi ha sempre fatto del bene alla comunità nel segno della legge.