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Giustizia: 317 mln per ‘Parco Lecce’. Sisto, irrealizzabile

LECCE – E’ pronto lo studio propedeutico alla progettazione di fattibilità tecnico-economica per il Parco della Giustizia di Lecce, operazione che rientra in un’ampia intesa tra l’Agenzia del Demanio e il Ministero della Giustizia, per avviare un esteso programma di iniziative sul territorio regionale, destinato a risolvere diverse criticità dell’attuale assetto dell’edilizia giudiziaria, grazie alla continua collaborazione dei singoli Comuni e della Regione.

Nello specifico l’intervento del Parco della Giustizia di Lecce si propone in misura prioritaria di garantire alla città un’importante area verde in sostituzione di un’area degradata, peraltro confiscata alla criminalità organizzata, e restituire dignità e funzionalità al sistema-giustizia con luoghi organizzati e interconnessi per garantire un livello di servizio rispondente alle esigenze di tutti gli operatori, sia interni che esterni all’amministrazione giudiziaria. Lo studio preliminare, infatti, pone come indirizzo prioritario l’erogazione alla città di compendio di servizi di primaria ed elevata utilità sociale con la trasformazione in un’area a uso dei cittadini in grado di ospitare, all’interno di un parco a uso pubblico, uffici di massima efficienza nel completo rispetto dell’ambiente e del cittadino.

Per realizzare il ‘Parco della Giustizia’ di Lecce su un terreno confiscato alla mafia i tecnici della società incaricata dall’Agenzia del Demanio stimano una spesa pari a 317 milioni di euro. Si tratta di una somma che supera di quasi 5 volte i 70 milioni stanziati dal Ministero. Il Parco della Giustizia accorperebbe tutte le funzioni dell’attività giudiziaria della città, archivi compresi. Il progetto è stato illustrato stamani nell’aula magna del Palagiustizia di Lecce alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. “Per l’investimento prospettato l’opera appare irrealizzabile – ha detto Sisto -. Ciò non vuol dire che non si possano trovare altre soluzioni, ma bisognerà evitare una disfunzionalità, che un servizio finisca col diventare un disservizio e una diseconomia”.