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Genzano (Pz) | Schiacciato da macchinario, muore 39enne gravinese

Aveva 39 anni, stava lavorando, è stato schiacciato da un macchinario: si chiamava Cosimo Tritto, l’operaio di Gravina in Puglia (Bari) morto in un incidente avvenuto oggi in una fabbrica di laterizi a Genzano di Lucania (Potenza). E’ invece ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano, in prognosi riservata, un altro operaio, di 56 anni, travolto da un muletto mentre era al lavoro in una ditta della zona industriale di Tribiano. Quello di Cosimo Tritto è un nuovo nome che va ad aggiungersi alla lista di morti bianche in Italia che solo tre giorni fa si era allungata con tre vittime: un operaio 59enne che stava lavorando in un cantiere della metropolitana di Napoli, e altri due uomini, uno di 54 anni a Pietrasanta (Lucca) e l’altro di 73 a Castiglion Fiorentino (Arezzo). E il giorno prima, sempre in Toscana, nel porto di Livorno, colpito da un cavo, era morto un marittimo di origine filippine, di 54 anni. Stamani, a Genzano di Lucania, comune di circa cinquemila abitanti, a pochi chilometri dal confine con la Puglia, Tritto, dipendente di una ditta sub-appaltatrice che si occupa di manutenzione e pulizie, era al lavoro nella fabbrica di laterizi. Per cause in fase di accertamento, all’improvviso, il 39enne è stato schiacciato da un carro elevatore. Le sue condizioni sono parse subito gravissime: in pochi minuti è arrivata l’eliambulanza del 118 Basilicata soccorso che ha trasportato l’operaio all’ospedale San Carlo di Potenza in codice rosso. Ma al pronto soccorso del principale ospedale lucano, si sono rivelati vani i tentativi degli operatori sanitari di salvargli la vita. I Carabinieri hanno effettuato i primi rilievi per l’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Potenza, chiamata a fare luce sulle cause dell’incidente. “Una terribile tragedia”, ha scritto sui social la sindaca di Genzano di Lucania, Viviana Cervellino. Un’altra morte sul lavoro, “l’ennesima”, con una situazione, per dirla con i dirigenti lucani della Fillea-Cgil, “ormai intollerabile. La scia di sangue – hanno evidenziato il segretario regionale lucano, Fernando Mega, e quello provinciale di Potenza, Michele Palma – non si arresta se non c’è un’inversione culturale di approccio alla organizzazione e alle metodologie di lavoro. Diciamo basta alle morti sul lavoro. Chiamiamo a responsabilità – hanno concluso Mega e Palma – istituzioni, imprese e organismi addetti alla vigilanza e al controllo”. E la Uil Basilicata sollecita “indagini rigorose per ricostruire l’incidente e risalire ad eventuali responsabilità. Ancora una volta sono gli impianti industriali come i cantieri edili – hanno sottolineato i dirigenti lucani della Uil – a confermarsi i luoghi di lavoro a maggiore rischio per i lavoratori e che quindi necessitano la massima attenzione per il rispetto dei protocolli di sicurezza”. Il segretario della Cisl Basilicata, Vincenzo Cavallo, ha inoltre messo in evidenza che “è inaccettabile la tragica sequenza di infortuni mortali nella nostra regione. Serve una sferzata decisa nei controlli che devono essere più capillari e severi per dare un sensibile segnale di discontinuità e serve maggiore cooperazione tra istituzioni e parti sociali su formazione e prevenzione”.