Fuoridalcoro | I maialini dell’ex 5 stelle Ciampolillo

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(di Onofrio D’Alesio) - La grande fortuna del senatore Ciampolillo è proprio quella di essere diventato senatore per caso della Repubblica italiana. Diversamente di lui non se ne sarebbe accorto nessuno, se non perché capitato, ma sempre per caso, nell’agora’ della politica. Costui è stato dapprima eletto e poi cacciato dal pianeta pentastellato per morosità. Insomma come si direbbe a Bari, Ciampolillo ha lasciato “in fresco” anche le casse dei 5 stelle nelle quali avrebbe dovuto versare le somme sottoscritte come da contratto dei grillini con i Casaleggio. E’ noto che con la legge elettorale vigente in Italia vengono eletti anche cani e porci. E Ciampolillo fa parlare di se’ proprio per questi ultimi. Nel 2018 aveva fatto clamore con la Xylella e poi di questi giorni per le scrofe ma soprattutto per le sue bizzarre sortite che si addicono più al manifestante di piazza che al rappresentante del popolo italiano nel suo ruolo istituzionale e in linea con la legge. Con un abuso evidente delle funzioni che per fortuna cesseranno quanto prima. Le sortite del senatore barese sono note alle cronache per essersi opposto all’espianto di un ulivo affetto dal virus, eleggendo la propria residenza parlamentare presso l’Ulivo colpito da Xylella e per averne denunciato la violazione dopo l’opportuno abbattimento. Adesso ci si mettono i maiali. Ciampolillo ha cambiato ancora una volta residenza sulla carta d’identità parlamentare, spostandosi dal tronco d’albero estirpato alla porcilaia nelle campagne di Cisternino. La Procura di Brindisi ha disposto sulla base di una richiesta della Asl l’abbattimento di 23 maiali i quali sarebbero malati e soprattutto rappresentano un problema dal punto di vista igienico e sanitario. Ma Ciampolillo è un tipo avverso la scienza. Non ne riconosce le ragioni, un tipo sui generis che vivrebbe meglio tra gli Amish d’America o nelle caverne, e che si è opposto all’operazione adottando i maiali. A dicembre del 2018 sempre il senatore ha proclamato in Senato tre giorni di veglia con annesso sciopero della fame contro la “barbarie” della macellazione. Si potrebbe davvero concludere dicendo che il senatore nell’esercizio delle sue funzioni è davvero un tipo da “mattatoio”.

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