Editoriale | Siam pronti alla morte l’Italia chiamò …

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(di Onofrio D'Alesio) - Siam pronti alla morte l’Italia chiamò. Evito commenti salaci e scongiuri. Ma essere pronti alla morte evoca il senso patriottico e italico rigeneratosi in queste circostanze con il tricolore esposto sui balconi, non per la vittoria ai mondiali, ma per un’altra sfida molto più importante che riguarda la vita di tutti noi. L’hashtag Celafaremo è certamente ottimistico e scaramantico ma il dpcm annunciato ieri dal premier Conte segna una gradualità della ripresa lasciando numerose zone grigie e troppo poco chiare. L’Italia non è come quel Lazzaro al quale gli si dice alzati e cammina, non è cioè l’infermo miracolato che riprende le sue funzioni vitali. E’ un sistema complesso che fino a ieri ha viaggiato col pesante fardello del debito pubblico e che oggi mette in campo risorse finanziarie inusitate per risollevare le sorti dell’economia nazionale e più in generale di un Sistema Paese che vacilla pericolosamente dopo due mesi di lockdown. C’è chi ha sempre vissuto di nero con i suoi guadagni e di nero finirà per morirci senza pagare un centesimo di tasse. Se il nero non esistesse, avremmo più ricchezza e meno evasione per decine di miliardi. Se i parrucchieri cominciano a strapparsi i capelli e i negozi di abbigliamento si stracciano le vesti, l’ultimo decreto non fa alcun cenno al tradizionale appello di giugno. Quello che ha a che fare con i modelli f24 e con le canoniche scadenze delle tasse. Tra dichiarazioni dei redditi, irpef e Imu non sarà facile gestire la fase 3 perché il 2020 non sarà come l’anno precedente. Le vacche saranno molto scarne, c’è chi farà fatica a pagare o non ci riuscirà affatto dovendo scegliere alla morte almeno la speranza della sopravvivenza. Ma su questo aspetto tutto tace nella speranza che a giugno cambi per il meglio. Tutto possiamo toccare tranne che le tasse, quel cappio al collo, è bene ricordarselo è sempre ben stretto, ma speriamo che il boia questa volta non decida di strozzarci definitivamente.

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