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Editoriale | La stupidità ai tempi del Coronavirus

(di Onofrio D’Alesio) – Non è una citazione dotta quella riportata nel finale ma la rigorosa applicazione di norme elementari e l’utilizzo di massima cautela in situazione di accertata emergenza aiuta gli altri e in molte condizioni contribuisce anche a salvare vite umane. Non sono un caso i 400 colpiti da virus in Italia e non sono un caso le vittime accertate. Quanto ai dispositivi di controllo e di contenimento possiamo anche non essere d’accordo sulla piena efficacia. E’ evidente che il nostro Paese per essere tra i primi al mondo a registrare il più alto numero di casi qualcosa vorrà significare. Ma se a questo si aggiunge anche la spregiudicata violazione di regole ben precise, dovrebbe essere questo biasimevole comportamento da considerare un reato a tutti gli effetti di legge. Certo un reato, e lo ripetiamo a chiare lettere, per aver messo a repentaglio con massiccia dose di superficialità la tutela della salute pubblica. Il primo caso ufficiale di corona virus in Puglia ci da’ la certezza che al di là dei cordoni sanitari, dei protocolli e delle mascherine ovvero delle quarantene il pericolo peggiore è l’ignoranza e il non comprendere fino in fondo i rischi reali che si corrono in tali situazioni infrangendo le regole. In questi giorni stiamo combattendo le nostre ansie, le nostre paure contro il virus. In molti casi lo facciamo in modo poco razionale secondo la logica della psicosi o della paura che evidentemente non può e non deve portarci alla paralisi totale. Non sarebbe possibile. Ma l’essere portati a pensare che in fondo non è un nostro problema ma un problema di altri è sintomo di incoscienza e di stupidità. Questa, al contrario di un virus, non è cosa rara ma un confronto giornaliero coi tempi del social e dei tastieristi ebeti. Racconteremo in futuro “l’amore ai tempi del corona virus”. Ma racconteremo anche un’altra storia con il sapore amaro in bocca. Come definireste chi in spregio alle regole di buon senso viola i cordoni dei controlli in un’area dove si è sviluppato il primo focolaio dell’infezione per tornare a casa ? Non ci sono parole più eloquenti perché da quelle parti, e cioè proprio in Lombardia, soggetti di questo genere li chiamano con un termine molto semplice e chiarificatore. Pirla.