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Editoriale | La memoria corta della Merkel

(di Onofrio D’Alesio) – A proposito dell’ostracismo sui coronabond e sugli aiuti necessari a salvarci da una nefasta recessione e dalla perdita di milioni di posti di lavoro, torniamo per un attimo al 1953. Lo ricorda il quotidiano Il Fatto ripercorrendo gli eventi storici del dopoguerra. Più precisamente al condono dei debiti concesso dall’Europa nei confronti della Repubblica Federale Tedesca che ebbe in dono 15 miliardi di marchi su un totale pari al doppio. Uno sconticino al quale contribuì anche l’Italia. Il resto del debito venne spalmato in 30 anni, come un bel mutuo prima casa, per consentire ai tedeschi di riprendersi dalle rovine dei due conflitti mondiali. In questo modo la Germania ha potuto avviare la ricostruzione diventando quello che oggi è, un grande paese industriale nonché una potenza economica ma con il sedere degli altri. Non solo, la metà di quel debito, e cioè 15 miliardi di marchi, non furono più restituiti dopo la riunificazione delle due Germanie. Dopo la caduta del muro di Berlino, il cancelliere tedesco Helmut Kohl pretese la cancellazione di quel debito con il benestare dei creditori, Roma inclusa, nel segno dell’Europa unita. Come dire “ti prometto di pagare ma poi non ti pago più”. Dovrebbe ricordarsene la signora Merkel e dovremmo pretenderlo anche noi oggi. Siamo un grande Paese e non possiamo essere servi di nessuno. Diversamente mi chiedo cos’è l’Unione Europea. Neanche di coloro talmente piccini che hanno soltanto quattro mulini a vento.