Editoriale | La ghigliottina a 5 stelle

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(di Onofrio D’Alesio) - Il grillismo giustizialista miete vittime. E alla democrazia digitale, quella delle piattaforme Rousseau dove il furor di popolo si esprime con un click, nello stesso istante la manina impietosa e improvvida di un anonimo capo politico impone la ghigliottina ad un consigliere regionale. La condanna a morte senza testa rotolante, gemiti e grumi di sangue è quella di Mario Conca, epurato e cancellato dalle Regionarie, ovvero da quella presunta e democratica consultazione online per la scelta dei candidati alle regionali 2020. La sparizione di Mario Conca dalla piattaforma e con esso il suo profilo meriterebbe un appello a chi l’ha visto se non fosse che la mano spietata del capo politico, che pochi giorni prima aveva avallato la partecipazione di Conca quale aspirante candidato alla carica di presidente della Regione Puglia, sia stata armata dalle logiche del complotto. Conca di suo non aveva nel dna le rigide regole grilline. Ha una testa pensante e soprattutto dialogante. Non era intruppato e per nulla avvezzo a vestire i panni del soldatino di piombo. Non è neanche un cretino vestito da bambino. Le sue posizioni critiche nei confronti del Movimento 5 Stelle più volte espresse con grande lucidità nonché la sua naturale predisposizione al dialogo con i rivali politici lo classifica tra i non desiderati o meritevoli del Movimento 5 Stelle i quali per ragionare hanno bisogno solo di una testa pensante. Le altre provocano disturbo alla rete e alla piattaforma. Portano squilibri e dissenso. Con buona pace della dialettica, della democrazia e della libertà di critica in un progetto politico, quello dei 5 stelle, che non andrà certo lontano in un Paese come l’Italia. Semmai queste regole valgono ancora per il Soviet russo o per la Cina di Mao Tse Tung.

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