0 Condiviso 202 Visto

Editoriale | Gli Jacobini chiedono di tornare in libertà

Gli Jacobini, il padre Marco ex presidente della Banca Popolare di Bari e il figlio Gianluca ex co-direttore generale, hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame per la revoca degli arresti domiciliari, come ha fatto anche Elia Circelli, responsabile della Funzione Bilancio dell’istituto di credito. I tre sono ai domiciliari dal 31 gennaio nell’ambito dell’indagine della Procura di Bari sull’ultimo decennio di gestione della banca, finita sull’orlo del crac con un buco di circa 2 miliardi di euro, commissariata il 13 dicembre scorso da Bankitalia. Sono accusati a vario titolo di falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza. La richiesta di revoca segue il non interrogatorio del 4 febbraio durante il quale gli indagati si erano avvalsi della facoltà di non rispondere poiché, come aveva precisato il legale Sisto, la difesa non aveva avuto modo di leggere le 41mila pagine di cui è composto l’ampio e articolato fascicolo della Procura di Bari che raccoglie e racconta le modalità non sempre ortodosse con cui è stata gestita una banca controllata direttamente o indirettamente dalla famiglia Jacobini, a prescindere dal loro ruolo o incarico. La richiesta di revoca dei domiciliari si inquadra quasi certamente nella considerazione della sopraggiunta impossibilità di reiterazione dei reati (presunti) da parte degli indagati o di inquinamento del quadro probatorio. Ben diverso è a nostro avviso l’esercizio di potere e l’influenza che gli stessi Jacobini avrebbero considerando l’articolata rete di rapporti interni ed esterni la banca che porterebbero ad immaginare conseguenze opposte. Il che dovrebbe indurre il Riesame a non concedere alcuna attenuazione dei provvedimenti restrittivi. Diversamente i 70mila azionisti dovrebbero attribuire le loro disavventure finanziarie e in molti casi sfociate in veri disastri familiari esclusivamente al caso, in una sorta di roulette russa. Insomma una ingiustizia che si aggiunge alla truffa. Nel frattempo L’indagine prosegue su telefoni e altri materiali sequestrati.