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Editoriale | Fase 2, l’assembramento

(di Onofrio D’Alesio) – Sto pensando che in Italia non esiste un deficit di democrazia. Piuttosto il contrario che si traduce nel caos. Apprendo che in questo momento abbiamo all’opera sul territorio nazionale ben 15 task force per un totale di 448 persone, tra specialisti ed esperti a vario titolo chiamati a definire le regole per gestire la complessa Fase 2. A ben vedere un numero così elevato di gente e di assembramenti che si contrappone alle battaglie pentastellate per la riduzione dei parlamentari. Il 25 aprile, giornata in cui si celebra la Liberazione, potrebbe essere festeggiata il 4 maggio (il 5 nasceva Napoleone Bonaparte) giorno in cui dovrebbero decretare la fine del lockdown. E che molti stanno interpretando come il ritorno al libero cazzeggio ovvero all’apertura dei recinti con le mandrie pronte a scappare. Il problema è per l’appunto dei mandriani o dei vaccari che dovranno coordinarsi. Ognuno per il momento dice la sua. Anche sulla divisione dell’Italia in tre fasce. Quella in due è storica e nefasta, figuriamoci una terza con una inversione a beneficio del sud che sta molto meglio di Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna in termini di vittime e contagi. Per una volta assistiamo al passo falso della sanità nordista, di quella organizzatissima ed efficiente che ha provocato la strage dei nonni nelle residenze sanitarie. I numeri della pandemia in Italia al netto dell’epicentro Lombardo sarebbero stati contenuti di circa la metà. Ma chissà perché le porcate di quello che una volta poteva essere definito “pio” albergo Trivulzio con le bare ammassate, diventa emblematico per il nostro Paese. Di lì parti’ l’inchiesta su “mani pulite”. Che strane coincidenze storiche.