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Editoriale – Doppia preferenza, cala il sipario con qualche pernacchia

di Onofrio D’Alesio) – La disfatta era nell’aria. I tempi molto ristretti e i circa 2mila emendamenti hanno fatto il resto concludendo in modo inglorioso la legislatura di Michele Emiliano. La legge sulla doppia preferenza viene affossata e dovrà essere ora “imposta” dal governo con i poteri sostitutivi come minacciato nei giorni scorsi. Il centrosinistra nell’ultima seduta utile cede all’ostruzionismo dei moderati facendo venir meno il numero legale in Aula. Le defezioni hanno avuto la meglio tra i banchi della maggioranza nella quale si annida anche chi quella legge non l’ha mai voluta. Prova ne è che il provvedimento sia rimasto chiuso nei cassetti per 5 lunghi anni e poi rispolverato per puro opportunismo di facciata con il baccano pilotato, per motivi e strategie diverse, dai ministri Boccia e Bellanova. Nel pieno della notte si è consumato l’ultimo atto facendo calare un indegno e altrettanto vergognoso sipario. C’era da aspettarselo, le avvisaglie degli emendamenti a raffica quale improvvido strumento di modifica o di stravolgimento ha fatto sì che il cerino rimasto acceso passasse da una parte all’altra della barricata e che la candela si consumasse senza soffiarci sopra. Tutti a casa con grande mestizia nella incapacità di restituire dignità alla massima Assise regionale. Codardia e mancanza di coraggio, ma soprattutto l’indecorosa assenza di un briciolo di dignità politica. E soprattutto l’interesse a mantenere il proprio sedere incollato alla poltrona. Non sfuggono nella drammaturgia del momento in un teatrino di burattini con pochi posti a sedere, le briglie sciolte di una maggioranza che non ha saputo (o voluto) resistere all’assalto delle opposizioni e di un presidente di Regione che ha preferito scaricare sulle opposizioni le responsabilità della sua larga maggioranza. In realtà non lo hanno voluto fare per strategie elettorali e per calcolo di seggi, ribaltando le posizioni e attribuendo ad altri il naufragio della legge elettorale con modifiche ed emendamenti attraverso i quali si  intendeva puntellare gli assetti e l’organizzazione delle liste prossime future. Vorrebbero farci pensare adesso che le colpe sono dei conservatori piuttosto che dei progressisti. Non è così. L’ultimo atto e’ andato in scena in piena notte, col buio delle tenebre e con i riflettori spenti. In fondo è meglio così, senza applausi dalla platea ma con qualche sonora pernacchia.