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Bitetto, Beato fra Giacomo Varingez: nasce comitato per la santificazione

BITETTO- È stato costituito il comitato promotore per la santificazione del Beato Giacomo di Bitetto su iniziativa di Antonio Peragine, presidente dell’aps Associazione italiani nel mondo, Anim, nonché direttore del dipartimento di giornalismo e relazioni pubbliche internazionali Etica e dinamiche dell’informazione presso l’Università Federiciana Università Popolare.

Il Comitato promotore ha avviato anche una sottoscrizione popolare internazionale finalizzata a seguire e sostenere la conclusione del processo di canonizzazione in atto. Con la costituzione del comitato Internazionale per la santificazione del beato Giacomo Illirico da Bitetto si intende invitare le persone di buona volontà, animate dal desiderio comune di impegnarsi, attraverso le iniziative che il Comitato produrrà di volta in volta, a favore della causa di Santificazione.

Inoltre, è in corso di costituzione il “Comitato d’onore” comprendente eminenti personalità politiche, civili, militari e amministrative. L’adesione al comitato sottolineerebbe il significato della manifestazione e sarebbe di valido incoraggiamento a quanti sono impegnati nel lavoro di organizzazione.

Riteniamo che una sottoscrizione popolare con oltre mille firme diretta al Papa santissimo e glorioso, e ad altre autorità preposte – da consegnare in tutte le sedi – possa ipotizzare un’accelerazione del processo di Santificazione.

Modulo di adesione al Comitato Beato Giacomo

È stata creata una pagina facebook per aiutare a comprendere la mission del comitato. https://www.facebook.com/Comitato-Internazionale-per-la-santificazione-del-beato-Giacomo-di-Bitetto-100201842464697

Per ogni informazione in merito Antonio Peragine è disponibile  antonio.peragine@gmail.com

Il perché della nascita del Comitato promotore: la storia del Beato Giacomo

Giacomo Varingez, il Beato da Bitetto, detto anche ‘Illirico’ da Illiria, l’antica provincia romana che includeva la sua terra d’origine, nacque a Zara nei primi del ‘400. Qui, nella chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, venne battezzato proprio col nome che ha conservato anche da frate. Suoi genitori, secondo la tradizione, furono Beatrice e Leonardo Varingez che lo educarono secondo principi cristiani.

Il passaggio di Giacomo in Puglia fu favorito dalla circostanza che alcuni mercanti del suo paese avano domicilio da queste parti: una volta arrivato in Puglia a Bitetto conobbe la fraternità francescana del convento di san Francesco.

Attirato dall’ideale di Francesco, Giacomo vestì l’abito francescano proprio a Bitetto, intorno al 1437. La presenza del frate laico nel convento bitettese può considerarsi certa sino al 1463, anno in cui, si sarebbe trasferito secondo la tradizione a Bari presso il convento francescano costruito in quegli anni. Dopo il 1469, il beato Giacomo fu certamente a Cassano presso il convento di S.Maria degli Angeli al quale lo legano alcuni episodi tramandati dalla devozione popolare.

Dal 1480 sino agli inizi del 1483, il fra Giacomo tornò a Bitetto dove imperversava la peste. Alla popolazione non fece mancare il suo conforto materiale e spirituale, prodigandosi nella preghiera, nella cura e nell’assistenza degli appestati. La memoria di tale tragica circostanza e della presenza del Beato tra gli appestati è rimasta indelebile nel vissuto storico della cittadina.

Tra il 1483 e il 1485, fra Giacomo ha dimorato nel convento di S. Maria dell’Isola di Conversano, come testimonia Agostino da Ponzone nel registrare la presenza del frate al castello ducale nella circostanza della malattia e miracolosa guarigione del piccolo Giovanni Battista Acquaviva.

Nei momenti liberi sempre si appartava in luoghi solitari nei quali vi era l’immagine di Maria con il Bambino: in ogni convento dove dimorò lasciò il ricordo di sé legato a cappelle o grotte dedicate a Maria.

Così a Cassano S. Maria degli Angeli e a Conversano S. Maria dell’Isola. Dal 1485 in poi ritorna definitivamente a Bitetto dove più che altrove la gente sperimentò i suoi carismi. Qui nacque e si consolidò la fama di potente intercessore presso Dio, che l’accompagnò sia in vita che dopo la morte.

Sulle orme di Francesco d’Assisi, egli seppe pervenire ad una perfetta sintesi tra vita contemplativa e servizio d’apostolato. Il suo sottomettersi ai lavori più umili come l’orto, la cucina o il questuare di porta in porta elargendo a tutti parole di conforto, furono qualità che lo fecero sentire fratello degli umili.

Le numerose grazie e miracoli raccolte dai suoi biografi sin dal tempo in cui era in vita, giustificano l’acclamazione spontanea del popolo che lo trasse fuori dal sepolcreto collocandolo sull’altare: ciò avvenne vent’anni dopo la sua morte quando in occasione della sepoltura di un altro frate il suo corpo fu rinvenuto incorrotto e ancora flessibile.

Il processo canonico fu avviato solo il 1629, poi sospeso e ripreso nel 1694 e finalmente, a conclusione dell’iter processuale, riconosciuti i carismi di Giacomo Varingez e la secolare devozione di Bitetto e dei paesi vicini, il 29 dicembre del 1700, Clemente XI lo dichiarò Beato.

Nel 1656, imperversò nuovamente la peste nel Regno di Napoli ma questa volta Bitetto rimase immune da essa ed il popolo attribuì il merito dello scampato pericolo al Beato Giacomo, ‘che quasi visibilmente parve tenere distesa la mano in aria per trattenere l’ira di Dio’, e lo elesse suo compatrono.

Nel 1619, come si tramanda, è Donna Felice di Sanseverino, duchessa di Gravina, a farsi aprire l’urna per baciare la mano del Beato e in tale circostanza ne staccò un dito con un morso al fine di procurarsi una reliquia personale ma, come efficacemente descritto dal Giannelli, dinanzi al “terribile temporale” che le impedì di partire, confessò la sua colpa e restituì il frammento sottratto, per la conservazione del quale donò poi un piccolo reliquiario d’argento.

Dopo più di tre secoli dalla beatificazione e dopo cinque secoli di culto e devozione ininterrotti, nel 1986 l’evento storico della ricognizione medico canonica, alla presenza di una qualificata equipe di medici e professori universitari, fu l’occasione per riaprire il processo di canonizzazione.

Il 19 dicembre 2010 la Congregazione delle cause dei Santi promulgò il decreto sulle virtù eroiche dell’umile fraticello. I sontuosi festeggiamenti in onore del Beato, con la reliquia del Dito che viene sempre portata in processione, rivelano un attaccamento ininterrotto e durevole nel tempo da parte di migliaia di fedeli.

Oggi il comitato è in attesa che la Chiesa riconosca la santità di fra Giacomo e lo proponga alla venerazione universale. Si ritiene che una sottoscrizione popolare con oltre mille firme diretta al Papa santissimo e glorioso, e ad altre autorità preposte – da consegnare in tutte le sedi – possa ipotizzare un’accelerazione del processo di Santificazione

Il presidente Antonio Peragine resta a disposizione di tutti coloro che vorranno accettare l’invito ad aderire al Comitato con i più vivi ringraziamenti per la considerazione che si riterrà di accordare. Contatti: presidenteanim@gmil.com. ,  segreteria.anim@gmail.com.