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Calunniò militari su tangenti: arrestato Antonio Savino, presidente dell’associazione Carabinieri

CONVERSANO- È stato arrestato per calunnia, violenza e minaccia a pubblici ufficiali per i fatti che risalgono al 31 maggio scorso, durante una manifestazione svoltasi davanti al Palazzo di Giustizia e al Comando legione Carabinieri di Bari: Antonio Savino, ex carabiniere e presidente dell’associazione nazionale dei Carabinieri Unac, sezione di Conversano, è finito ai domiciliari nella mattina di oggi, 6 novembre.

Sono stati i carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari e della Sezione di polizia giudiziaria a eseguire un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale del capoluogo pugliese, su richiesta della Procura della Repubblica di Bari: Antonio Savino, ex carabiniere e presidente dell’Unac (Unione nazionale Arma carabinieri, associazione autodefinitasi sindacato, ma non riconosciuta come tale dal ministero della Difesa e non riconducibile, in alcun modo, all’Arma dei Carabinieri) è indagato per “violenza o minaccia a un pubblico ufficiale” e “calunnia”.

La manifestazione del 31 maggio

Il provvedimento del gip, che costituisce il corollario dell’attività di indagine, avviata a seguito di denuncia-querela presentata da diversi ufficiali dell’Arma dei carabinieri a carico del Savino, nonché dagli approfondimenti investigativi effettuati dai carabinieri del Nucleo Investigativo e della Sezione di polizia giudiziaria, coordinati dalla Procura della Repubblica di Bari, è stato adottato sulla base delle responsabilità attribuite all’indagato in ordine ai reati di calunnia da lui commessi, il 31 maggio scorso, durante una manifestazione dell’Unac, tenuta sotto la sede del Palazzo di Giustizia, prima, e del Comando Legione Carabinieri, dopo – contravvenendo alle prescrizioni del Questore – pubblicata anche sul web.

Nel corso della manifestazione, Antonio Savino, ad alta voce e con l’ausilio di un megafono, ha attribuito falsamente a ufficiali dell’Arma dei carabinieri responsabilità penali in ordine ai reati di “corruzione”, “associazione per delinquere” e “truffa” (citando l’esistenza di un cerchia di generali corrotti che avrebbe truffato lo Stato, attraverso l’indizione di una gara di appalto truccata, finalizzata all’assegnazione di veicoli dell’Arma dei carabinieri, in cambio di tangenti) nonché di “simulazione di reato” (per aver redatto delle note con cui sono state evidenziate violazioni di diverse norme del codice penale da parte del Savino).

Le personali vicende giudiziarie dell’ex carabiniere

Come evidenziato dal giudice, tutte le affermazioni di Antonio Savino sono rivolte contro Carabinieri nei confronti dei quali, così come nei confronti della stessa Istituzione, l’indagato nutre sentimenti di acredine in conseguenza di personali vicende giudiziarie, anche legate al proprio precedente status di carabiniere, decaduto a seguito della “perdita del grado” e alla sua cancellazione dal ruolo d’onore dei sottufficiali. Molte delle stesse accuse, tra l’altro, erano state rivolte da Savino nelle sue “seriali” denunce-querele presentate nei diversi uffici giudiziari che, risultate puntualmente prive di fondatezza, sono state in passato già archiviate.

L’odierna misura cautelare segue un’ordinanza di sequestro preventivo emessa dal gip di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica, eseguita dai carabinieri il 27 ottobre scorso sia presso l’abitazione di Savino sia presso la sede dell’Unac. Nella circostanza sono stati sequestrati tutti i personal computer in uso all’Unac e a Savino (indagato, oltre che per gli stessi reati contestati oggi, anche per diffamazione), nonché, mediante la tecnica dell’oscuramento, di diversi post e video dal contenuto diffamatorio, nei confronti di Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri e della Magistratura, pubblicati su profili social network a lui riconducibili.