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Ambasciatore ucciso, il nonno era di Taranto

“Con Luca Attanasio, ci sentivamo sempre per le feste, per gli auguri. L’ultima volta che l’ho sentito è stata a Natale per messaggio, ci siamo scambiati gli auguri. Nelle sue vene scorre sangue tarantino”. Valeria Todaro, dipendente dell’Autorità portuale di Taranto, cugina diretta di Attanasio, racconta ad AGI un particolare dell’ambasciatore italiano ucciso ieri in Congo, in un agguato, insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci, addetto alla sua scorta, e al loro autista, Mustapha Milambo. “Non ho mai detto niente di questo, né la mia famiglia ha mai detto nulla, perché il nostro verso Luca è stato un orgoglio silenzioso. Lui stava facendo il suo percorso, la sua professione, ma ora voglio che si sappia che in lui c’è un pezzo non piccolo, non irrilevante, di Taranto e quando poteva, Luca veniva qui per un bagno nel nostro mare”.
“I nonni di Luca, lui Antonio Attanasio, lei Carmela Leggieri, sono tarantini ma anni fa”, prosegue Todaro, “sono emigrati al Nord perché qui non c’era lavoro. Il papà di Luca, Salvatore Attanasio, è tarantino. Si è diplomato all’istituto tecnico Righi, a Taranto, e poi è andato a Milano per iscriversi ad Ingegneria e laurearsi. Lì si è anche sposato e Luca è nato a Limbiate. Ma Taranto non era per niente estranea a Luca”.
“Ho saputo della morte di Luca ieri mattina attraverso Internet, mi ha chiamato uno di famiglia e mi ha detto: ‘Valeria, ma cosa è successo, sta girando questa notizia!'”, spiega Todaro. “Il padre non sapeva ancora nulla, in quel momento, della morte del figlio. Ho provato a chiamarlo ma non sta rispondendo a nessuno. Ho chiamato allora un fratello del padre, un altro mio cugino, e mi ha detto che Salvatore sta a pezzi”.
“L’ultima volta che l’ho visto è stato tre anni fa, quando sono andata a Casablanca e Luca allora era console generale”, ricorda la cugina. “Pur essendo nato a Saronno e vissuto a Limbiate, Luca, quelle volte che poteva, veniva qui, a Taranto. È stato ospite a casa nostra. I nonni di Luca erano tarantini veraci”. (AGI)