Mafia a Bari, i matrimoni tra affiliati non placavano le faide

I matrimoni fra affiliati a clan rivali non ponevano fine alle faide storiche tra gruppi mafiosi. A parlare di questo particolare è un collaboratore di giustizia barese le cui dichiarazioni sono contenute negli atti dell'inchiesta della Dda di Bari che ha portato ieri all'arresto di sette pregiudicati ritenuti al vertice del clan mafioso Strisciuglio di Bari. 

Agli atti dell'indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari,  ci sono anche dichiarazioni di 'pentiti' relative alle attività illecite del clan Strisciuglio, dalla droga alla gestione delle case popolari libere: "Se vuoi andare ad abitare lì, devi pagare". Ci sono poi le estorsioni ai giostrai in occasione delle feste rionali: "Per evitare di pagare tangenti - spiega un pentito - offrivano biglietti omaggio che venivano divisi tra la malavita. I pentiti parlano anche della "cassa comune del clan" tenuta sotto controllo da un "biglietto", il libro mastro contabile del gruppo, usata per pagare la droga, i pusher ("la settimana ai ragazzi che lavorano"), le famiglie dei detenuti e "quello che avanza se lo dividono i capi".    A confermare le articolazioni del clan sui diversi quartieri della città, soprattutto Libertà, Enziteto-Catino e San Paolo, ci sono poi i funerali. Nell'ordinanza di arresto, infatti, si fa riferimento a due celebrazioni del giugno 2015 e del gennaio 2016 (funerali del boss Nicola Telegrafo e di Mario Gualberti, "padre di Giovanni, fedelissimo del clan") in cui, oltre ai nomi scritti sulle corone di fiori, erano significative le presenze di esponenti del clan che "arrivavano a gruppi, in molti casi - dicono gli inquirenti - coincidenti con le rispettive identità delle aree territoriali di operatività del sodalizio". 

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