Ilva, si tratta sui 5mila esuberi

A Roma, lunedì mattina, al Ministero dello sviluppo economico, il viceministro Teresa Bellanova

incontrerà ancora una volta i sindacati e i dirigenti dell'Ilva

in Amministrazione Straordinaria per sciogliere il nodo dei lavoratori del Siderurgico di Taranto che dal 3 marzo dovranno usufruire degli ammortizzatori sociali. A Taranto oggi hanno sfilato 1.500 persone per la marcia "Giustizia per Taranto". Tanti i bambini e i cartelloni con scritto "Non voglio ammalarmi", "Voglio respirare aria pulita". Lavoro e Salute sono sempre fianco a fianco in questa vicenda.       

L'obiettivo del Governo, lunedì, sarà quello di favorire un accordo fra sindacati e azienda per ridurre il numero degli esuberi temporanei chiesti dall'Ilva che consenta di mantenere un'integrazione al reddito vicina al 70% come avviene adesso. Un accordo consentirebbe di proseguire speditamente nel piano di ambientalizzazione del siderurgico di Taranto senza effetti traumatici sui lavoratori e inoltre sarebbe valido anche nei confronti della cordata che acquisirà l'Ilva. Lo strumento di integrazione al reddito dovrebbe essere la cassa integrazione, ma potrebbe essere anche scelta la solidarietà che finora ha riguardato 3.095 lavoratori. I numeri, come noto sono pesanti. L'azienda ha chiesto di mettere in esubero temporaneo 4.984 lavoratori, pari quindi a quasi la metà degli effettivi a Taranto che sono circa 11.000.  La ragione di esuberi così massicci, ha spiegato l'azienda nei giorni scorsi, è legato all'avvio del "piano di adeguamento alle prescrizioni Aia che ha comportato la progressiva fermata o riduzione degli impianti che insistono sull'area a caldo". Già adesso l'Ilva di Taranto lavora senza il suo principale altoforno che deve essere ristrutturato. Nonostante questo l'azienda è riuscita nel 2016 ad aumentare il fatturato portandolo a 2,2 miliardi rispetto ai 2,1 miliardi del 2015 e a far salire la produzione da 4,7 a 5,8 miliardi di tonnellate. Comunque poco se si tiene conto che la capacità produttiva dell'acciaieria italiana è superiore a 11 miliardi di tonnellate di tonnellate. Tornando alla trattativa sui numeri degli esuberi che lunedì sarà sul tavolo del Mise, le posizioni sembrano distanti. La premessa del confronto sarà il numero di 3.500 esuberi fissato implicitamente nel decreto De Vincenti per gli interventi nel Mezzogiorno, da poco convertito in legge dal Parlamento. La legge per il rilancio del Sud ha infatti stanziato 24 milioni a copertura della cassa integrazione (o altra forma di integrazione del reddito) per gli esuberi temporanei dell'acciaieria di Taranto. La cifra corrisponde a circa 3.500 addetti: decisamente meno dei 4.984 chiesti dall'azienda,

sensibilmente di più di quelli a cui punta il sindacato che spera quantomeno di mantenere il numero degli addetti in solidarietà, cioè  3.095, se non addirittura di avvicinarsi a 3.000. All'orizzonte della trattativa sindacale ci sono le presentazioni delle offerte per rilevare gli asset dell'Ilva (e dunque dell'Acciaieria di Taranto) delle due cordate rivali: ArceloMittal e Marcegaglia, da un lato; Jindal, Cdp, Delfin, e Arvedi dall'altro. Offerte attese proprio per il 3 marzo, nello stesso giorno cioè in cui finirà la solidarietà e scatterà la cassa integrazione o altra misura.

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