Pd, sempre più vicini alla scissione ma Emiliano spera nell'intesa

Alla fine di una giornata convulsa si consuma la scissione nel più grande partito italiano. Il congresso è cosa certa ma Roberto Speranza, Michele Emiliano e Enrico Rossi non saranno della partita.  I tre hanno atteso invano una risposta, attribuendo a Renzi la responsabilità di aver intrapreso la strada della scissione. Il leader guarda avanti, a suo giudizio "peggio della scissione ci sono solo i ricatti e il Pd non può stare fermo". Renzi non ha alcuna intenzione di rinviare la resa dei conti interna. A  Parco dei Principi, davanti ai 637 delegati, il presidente dei democratici Matteo Orfini annuncia le dimissioni da segretario, ma è solo un atto formale.  L’ex premier sostiene di aver fatto di tutto per tenere unito il partito, ma come un refrain manda a dire alla fronda degli oppositori  che  non si può bloccare un partito sulla base dei diktat della minoranza.  Tra i big assenti ma già in odore di abbandono dalla casa dei democratici Massimo D'Alema.  

Sul palco del Parco dei Principi sfilano i fedelissimi di Renzi: Teresa Bellanova, Piero Fassino, Maurizio Martina, Claudio De Vincenti. Appare dopo lungo tempo Veltroni che ai compagni lancia l’appello "Il Pd ha bisogno di voi. Le minoranze ormai sono dall’altra parte della barricata.  A parlare Guglielmo Epifani. Lo  stesso Bersani parla di muro alzato dal segretario per un congresso cotto e mangiato senza discussione. La replica di Renzi non arriva. E’ il governatore pugliese Michele Emiliano a compiere l’ultimo tentativo per ricucire lo strappo. Ci prova fino all'ultimo ad evitare la rottura, e salendo sul palco spera ancora in un gesto del leader. Alla fine, arriva il niet dei fedelissimi. Al segretario dem la responsabilità della rottura. Ma il sipario non cala, Fino a martedì – spiega Emiliano – lavorerò per raggiungere un’intesa. Ma sembra non esserci alcuna strada di uscita. 

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