Vice preside aggredito dal branco, ma che generazione è questa ?

Un tempo, parlo dei nostri anni 70, quando a scuola c'era l'eterna contrapposizione politica tra fascisti e comunisti, c'erano i collettivi studenteschi e le occupazioni di massa con tanto di striscioni "Scuola Occupata", esisteva anche il termine "rispetto". Al di la' delle questioni ideologiche poi estremizzate che hanno prodotto anche danni enormi in una societa' che proprio in quegli anni conosceva le Brigate Rosse, si aveva sempre un certo timore reverenziale nei confronti dell'autorita', di chi stava sopra di te e aveva un ruolo

 

A nessuno di noi o della nostra generazione sarebbe venuto in mente di sferrare un pugno in faccia ad un professore o ad un preside, mandandolo in ospedale. Gli adolescenti di quegli anni leggevano "Porci con le ali", ascoltavano Guccini o Lucio Dalla, insomma sognavano ognuno a modo proprio una societa' diversa. Chi lo faceva con l'eschimo e chi invece col giubbottino nero. Il volersi omologare secondo un modello che andava da una parte piuttosto che dall'altra aveva il suo perche' in quel momento storico. Con la differenza che il rispetto e l'educazione non venivano meno. E se incrociavi il professore, nella tua mente recitavi un rosario atipico e mandavi benedizioni. Ma nulla di piu'. Leggere di un branco di quattro giovani delinquentelli che entrano in un Istituto e che, invitati ad andar via, mollano il cazzotto al vicepreside arraffando qualche pacco di patatine per poi dileguarsi, e' un episodio che mostra tutta la debolezza di queste generazioni compresa la nostra ormai adulta. Inutile addentrarsi in complesse analisi sociologiche poiche' il senso di impunita' e la presunzione di farla sempre franca domina piu' delle leggi stesse e fa saltare ogni regola comportamentale. Manca il senso civico e noi non possiamo che dolerci di questi quattro che non avranno una vita facile e felice.

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