Tempi duri per gli avvocati, fuga dall'Albo e redditi sempre più ridotti

Qualche decennio fa tra i notabili dei paesi e delle citta' della nostra terra c'erano gli avvocati. Dopo il sindaco, il monsignore e il maresciallo dei carabinieri, nel gruppo delle autorita' cittadine al seguito delle processioni religiose e delle feste patronali c'era sempre "l'avvocato". I tempi sono cambiati per una professione oggi in piena crisi. Lo certificano i dati delle iscrizioni alla Facolta' di Giurisprudenza e quelli riferiti alle cancellazioni volontarie dall'Albo

La professione forense non e' piu' un punto di approdo come nel passato, che a vedere bene ha generato una inflazione di toghe. Sta nei fatti che lo squilibrio nel rapporto tra domanda e offerta, la crisi e altri fattori economici, hanno prodotto piu' danni che vantaggi alla categoria con il conseguente impoverimento dei redditi i quali in 5 anni sono calati di oltre il 20 per cento. Le regioni meridionali stanno molto peggio delle altre anche in questo settore: se un avvocato milanese guadagna in media 67mila euro, un collega barese ne percepisce appena 22 mila (in media) facendo fatica a incassare la parcella dal cliente al quale in casi estremi sei costretto a fargli causa pur di vedere onorato il tuo impegno. Se poi in questo quadro poco rassicurante prendiamo in esame il rapporto fra uomini e donne, le avvocatesse delle nostre parti farebbero meglio (a giudicare dai dati) a intraprendere attivita' piu' remunerative come estetiste o parrucchiere: il loro reddito annuo supera di poco i 13mila euro al lordo delle tasse a cui va detratto il salato importo minimo contributivo da versare alla cassa previdenziale e sperare di avere forse, una pensione che ti garantisce pane e pomodoro tutta la settimana tranne la domenica, giorno in cui e' concessa almeno la fettina di carne. La precarieta' dunque impera anche in questa professione non facile nel complesso sistema giuridico italiano nel quale la sovrapposizione di leggi e sentenze rende la vita meno facile, dilata a dismisura i tempi per vedere riconosciute le proprie ragioni e si perde dietro le enunciazioni del "giusto processo" eternamente rivendicato nei convegni e mai attuato. E soprattutto, cio' che spaventa e' l'incertezza della pena. Tutti fattori che inducono probabilmente i cittadini a fare a meno del libero professionista nonostante oggi si litighi molto di piu'

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