Il caso Ipsia Ferraris finisce in Procura

BRINDISI di Redazione AntennaSud

 

Torniamo ad occuparci del caso Ipsia Ferraris, l'istituto professionale di Brindisi chiuso dal 14 ottobre per inagibilità. La preside ha presentato un esposto in Procura, perché si faccia luce sulla vicenda. E punta il dito contro l'indifferenza di Provincia e Regione.

Approda in Procura il caso Ipsia Ferraris. La preside dell’istituto professionale di Brindisi, Rita Ortenzio De Vito, ha presentato un esposto nel quale chiede di far luce su negligenze, inadempienze e imperizie che lo scorso 14 ottobre hanno portato alla chiusura dell’edificio di via Adamello, dichiarato inagibile dai tecnici dello Spesal dell’Asl di Brindisi.

Nella conferenza stampa tenuta ieri all’esterno del laboratorio attiguo alla sede pericolante del Ferraris, la dirigente ha sottolineato gli enormi sacrifici sostenuti da studenti e insegnanti, che rischiano di perdere l’anno scolastico. Da quando i 600 ragazzi del Ferraris hanno trovato ospitalità nei locali dell’ex Belluzzi, la percentuale di assenteisti è salita al 40 per cento. Anche perché la sede provvisoria consente di svolgere solo tre ore pomeridiane curricolari, dalle 15 alle 18, senza laboratori e altri sussidi didattici indispensabili per la formazione degli studenti.

Domani il cda della Cassa Ragionieri esaminerà la proposta della Provincia di Brindisi di locazione dello stabile di viale Porta Pia che fino allo scorso anno scolastico ospitava il liceo scientifico Fermi. Una proposta valida però solo per l'anno scolastico in corso, visto che la Provincia ha stanziato solo 80mila euro necessari a coprire le spese di gestione fino a giugno 2017.

La preside accusa la Regione di indifferenza, e la sollecita a garantire la fideiussione. L’ultimo contatto con la dirigente dell’ufficio scolastico regionale risale al 17 ottobre. "Due giorni dopo - racconta la dirigente - mi sono sentita per telefono con il governatore Michele Emiliano, il quale mi aveva garantito il suo intervento. Ma da allora tutto tace”.

Intanto i genitori degli studenti sono pronti ad una class action e a costituirsi parte civile in un eventuale procedimento penale.