Delitto Pordenone, testimone: "Sentii gli spari ma non vidi nessuno"

UDINE di Redazione AntennaSud

 

Nella quarta udienza del processo per il duplice omicidio di Pordenone a carico di Giosuè Ruotolo, è stato sentito il testimone che udì gli spari fuori dal palazzetto dello sport. Ha testimoniato anche la madre di Trifone Ragone, il giovane ucciso insieme alla fidanzata Teresa.

Giallo sulla foto trovata nel cellulare di Giosuè Ruotolo. Lo scatto ritrae Trifone Ragone e Teresa Costanza, i fidanzati del cui duplice omicidio è accusato il militare campano.

Il dettaglio della foto è emerso ieri nella quarta udienza del processo che si celebra in Corte d’assise a Udine a carico di Ruotolo. Perché quella foto si trovava nella memoria del telefonino del presunto assassino? Lo scatto risale al 2 marzo 2015, due settimane prima dell'omicidio del barese Trifone e della fidanzata Teresa, avvenuto il 17 marzo nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone.

Giosuè Ruotolo sostiene che i suoi rapporti con la coppia, all’epoca del delitto, fossero pressoché nulli, e che l’ultima telefonata tra lui e Trifone risalisse a novembre 2014. Allora perché aveva salvato la foto di Trfone e Teresa nella gallery del suo cellulare?

Proprio a novembre 2014 avvenne la lite fra Giosuè e Trifone, il quale aveva scoperto che era stato l'ex amico e coinquilino ad inviare email anonime moleste via Facebook alla sua fidanzata Teresa.

Ieri ha testimoniato a Udine la madre di Trifone Ragone, Eleonora Ferrante. "I ragazzi erano innamorati", ha dichiarato, raccontando che Teresa le aveva confidato di "problemi con i coinquilini per le maggiori spese che avrebbero avuto con il trasferimento di Trifone nel nuovo appartamento". La donna ha anche ricordato che, qualche giorno dopo l'omicidio, Giosuè Ruotolo vantò un presunto credito nei confronti del figlio. Un altro inquilino le disse di lasciar stare, che "erano 20 euro e che Trifone gli aveva fatto tanti favori. Me ne dimenticai fino a quando venne fuori la notizia che c'era un coinquilino indagato".

Ma l'attenzione della corte si è concentrata sulla testimonianza del 24enne che la sera del 17 marzo si trovava nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone proprio durante il delitto. "Stavo mettendo la borsa della palestra in macchina quando ho sentito gli spari", ha raccontato. "Ho pensato che fossero degli scoppi di petardi. Ho chiuso la portiera, mi sono seduto sul sedile del conducente e sono rimasto un paio di minuti nel parcheggio per leggere la mia busta paga. Non ricordo di aver notato nessuno".

Il giovane, indagato per false informazioni al pubblico, si è difeso spiegando di non essersi presentato subito dagli inquirenti perché aveva pensato di aver sentito ma che, non avendo visto nulla, "non servisse a niente".

"Nell'uscire dal parcheggio, un paio di minuti dopo - ha continuato - mi è parso di vedere un'auto bianca, forse una Ka".