Omicidio Porro, Di Cosola "oracolo" che spinse il presunto sicario a confessare

BARI di Redazione AntennaSud

 

 

Il capoclan Giacomo Caracciolese, che era stato ingiustamente arrestato aveva chiesto a Moretti di confessare il delitto. Quest'ultimo andò a chiedere consiglio ad Antonio DI Cosola, che, come una sorte di oracolo, senza rispondere alla domanda, si fece però capire.

ll boss mafioso barese Antonio Di Cosola (ora 'pentito') fu consultato come "un oracolo" dall'autore dell'omicidio di Orazio Porro che era stato invitato a confessare dal suo capoclan Giacomo Caracciolese, che per quel delitto era stato ingiustamente arrestato. Il particolare emerge dagli atti della Dda di Bari che hanno portato all'arresto del pregiudicato barese 34enne Antonio Moretti per l'omicidio di Porro, ucciso nel marzo 2009 con un colpo alla nuca in pieno giorno nel mercato di via Nizza. Per il delitto era già stato processato e assolto il boss di San Pasquale Giacomo Caracciolese (poi ucciso a sua volta in un agguato mafioso nell'aprile 2013). Caracciolese, durante la detenzione, chiese al suo affiliato Moretti di confessare l'omicidio per scagionarlo, e lo fece facendogli recapitare una lettera dal carcere. Moretti andò a chiedere consiglio ad Antonio Di Cosola, come riferito dallo stesso boss pentito: rimase in piedi davanti al capoclan "in un momento - scrive il gip nell'ordinanza di arresto - intriso di un sacro misticismo e di una profonda riverenza verso Di Cosola". Il boss "come un oracolo - racconta il giudice - parlava ma non forniva risposta. Moretti rimaneva zitto e alla fine andò via col capo chino". All'epoca non confessò ma oggi, a distanza di sette anni, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le indagini della Squadra Mobile di Bari ne avrebbero accertato la responsabilità del delitto.