Brindisi, Enel condannata a risarcire i contadini per i campi inquinati

BRINDISI di Redazione AntennaSud

 

Una sentenza del Tribunale di Brindisi condanna a 9 mesi due manager Enel per inquinamento ambientale. Insieme al colosso dell'energia, dovranno risarcire i 59 contadini danneggiati, che da anni lamentavano il deposito di pulviscolo di carbone sui loro campi.

I residenti della zona attorno alla centrale Enel "Federico II" di Brindisi lo denunciavano da anni: le tonnellate di carbone stoccate a cielo aperto nel perimetro del colosso di Cerano si disperdevano sui raccolti dei contadini e sulle loro case. La centrale poteva contenere fino a 750mila tonnellate di combustibile nei suoi 125mila metri quadrati. Carbone che si disperdeva sotto forma di pulviscolo durante il trasporto dalle navi nel porto di Brindisi alla centrale di Cerano, lungo il nastro trasportatore che attraversa per 12 chilometri le campagne a sud di Brindisi.

Ora arriva una condanna a confermare quelle denunce. Dopo una battaglia giudiziaria cominciata nel 2012, a conclusione di due anni d'indagini condotte dal pm della procura di Brindisi Giuseppe De Nozza, il giudice monocratico Francesco Cacucci ha dato ragione ai contadini. E ha condannato a 9 mesi i manager Calogero Sanfilippo e Antonino Ascione, che insieme ad Enel, in quanto responsabile civile, dovranno risarcire 59 contadini danneggiati. Per altri due dirigenti, Sandro Valery e Luciano Mirko Pistillo, è intervenuta invece la prescrizione. Assolti per non aver commesso il fatto altri 9 dipendenti Enel e due imprenditori locali che movimentavano il carbone.