Stipendi sì, tasse no. Il Bari ha trovato proprio sul filo di lana i 5,8 milioni di euro, necessari a coprire le mensilità arretrate nei confronti dei calciatori, ma lo spettro penalizzazione continua ad aleggiare sulla testa della società biancorossa. La copertura economica, fornita grazie al soccorso di Banca Apulia del Gruppo Veneto, con la garanzia di un esponente della famiglia Matarrese, è servita quindi solo in parte. I bonifici ai giocatori (le ultime due mensilità della stagione in corso e il trimestre aprile, maggio, giugno della passata stagione) sono partiti ieri, proprio sul gong, mentre per quanto riguarda le quote Irpef la società avrebbe chiesto la rateizzazione di quanto ancora dovuto.
Un aspetto non di poco conto, purtroppo, che farà scattare un -1 in classifica. Un -3 complessivo, quindi, considerando l’handicap già inflitto al Bari nei mesi scorsi, che potrebbe persino aumentare. L’ulteriore grana, infatti, è legata proprio al pagamento degli stipendi, quelli onorato ieri, che secondo una norma varata il 9 novembre 2011 e notificata alla società il 14, prevedeva (ma questa eventualità è tutta da dimostrare) che il pagamento delle mensilità sarebbe dovuto avvenire il giorno stesso.
Una presunta nuova infrazione, quindi, che potrebbe costare altri due punti di penalizzazione. Questione di lana caprina, legata secondo la società biancorossa all’interpretazione del procuratore federale, che diventerà materia legale davanti alla Disciplinare. Una vicenda kafkiana, non c’è che dire, dalla quale non si salva nemmeno Claudio Garzelli, all’epoca amministratore unico del Bari. Sempre ieri il Tribunale Nazionale Arbitrale per lo Sport, ha ridotto a 45 giorni la squalifica inflitta nei mesi scorsi al dirigente biancorosso, ma all’orizzonte si profila un altro stop di quattro mesi.
Giuseppe Pace





















