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Cultura & Spettacolo

10 marzo 2010 - 14:00

“Tutti giù per terre”, la difficile vita degli immigrati

Gianluigi De Vito“Quaranta gradi, sole in faccia e niente acqua”. Condizioni di esistenza penose ed un rapporto di lavoro, ai limiti della schiavitù. A raccontarlo nel suo libro “Tutti giù per terre. Ingaggio grigio e fabbriche di clandestinità” edito da Levante, il giornalista Gianluigi De Vito. Il volume è diviso in tre parti: la prima, raccoglie le testimonianze; la seconda, analizza la condizione del “neocafone nell’inferno postmoderno”, l’ultima illustra l’esperienza di campo realizzata nell’ambito del Progetto Team, Tutela ed emersione lavoratori agricoli e migranti, finanziato dalla Regione Puglia, che ha varato una legge per l’emersione del lavoro nero. Nel libro, nel quale non manca la presenza del caporale, il giornalista racconta il sistema di sfruttamento dei braccianti stagionali che per pigrizia intellettuale chiamiamo stranieri. Ma la realtà è ancora più cruda. Non solo uomini ridotti in schiavitù, ma anche donne non rispettate e vendute per qualche euro, oppure in cambio di una scheda telefonica oppure solo di un pacchetto di sigarette. la testimonianza è di una lavoratrice rumena, che denuncia un costo del lavoro basso. C’è chi lavora – dice – solo per tre euro l’ora. Lavoro nero o grigio; alloggi di fortuna più o meno fatiscenti secondo la gerarchia delle nazionalità; salari anch’essi stabiliti in base alla nazionalità e al sesso – all’ultimo posto le donne straniere; lavoratrici segregate in casa da connazionali che organizzano la tratta e liberate per il tempo del lavoro in campagna; ricatti d’ogni genere e per i non comunitari la mannaia del sequestro in un Cie e dell’espulsione.

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