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Cronaca

7 settembre 2010 - 20:30

Omicidio D’Ambrosio, Laudati: “E’ strategico”

Antonio Laudati“Sotto il profilo criminologico è il delitto più grave degli ultimi mesi”. Così il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, ha definito l’assassinio di  Bartolomeo D’Ambrosio, freddato nelle campagne di Altamura, “in un efferato agguato tipico della criminalità  organizzata”. D’Ambrosio è stato raggiunto da 33 colpi esplosi da due pistole e un fucile, 4 quelli fatali. Per Laudati questo omicidio conferma l’allarme lanciato sull’emergenza criminalità nel distretto di Bari. “Ultimamente – ha detto il Procuratore – colpiscono i boss, i capi clan, non la manovalanza”. Laudati ha infatti definito D’Ambrosio “un boss indiscusso della malavita locale, ma con un carisma tale da assicurarsi un ruolo di rispetto anche in contesti socio-economici diversi da quelli della semplice delinquenza”. Questo farebbe pensare al tentativo di  cambiare gli equilibri sul territorio perchè i confini geografici dei traffici criminali potrebbero stare stretti a qualcuno. “Le modalità  delle ultime esecuzioni mafiose – ha detto ancora Laudati ricordando gli omicidi di Capurso e Bitonto – dimostrano che non siamo di fronte ad una semplice faida interna ai clan circoscritta alla sola città di Altamura”.
“La sensazione che abbiamo – ha concluso Laudati – è che sia in atto un cambiamento di rapporti di forza nella malavita e quindi questo è un ‘omicidio strategico’ per chi intende assicurarsi un ruolo principale nella gestione delle attività criminali”.
Un appello alle istituzioni, ed in particolare al sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, perché vi sia più attenzione “sulle inquietanti vicende criminali che affolano la cronaca di Altamura e delle città limitrofe” arriva dal consigliere regionale Michele Ventricelli, di Sinistra Ecologia e Libertà. “Molti territori del Sud, come la città di Altamura, – continua Ventricelli – hanno impegnato il doppio degli sforzi per crescere e non possiamo concedere a nessuno, spazio in cui far prolificare la cultura dell’illegalità che ammazzerebbe il lavoro fin qui fatto”.

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