“Tutti lo cercavano. Bartolo faceva quello che lo Stato non fa”. Per più di 3 ore la 35enne ucraina Valeryia Hiblova, moglie del defunto boss di Altamura, Bartolo Dambrosio, ha raccontato, seduta al banco dei testimoni della Corte d’Assise di Bari, chi era suo marito prima che all’alba del 6 settembre 2010 venisse crivellato di colpi nelle campagne alla periferia della città murgiana mentre faceva jogging. Secondo le indagini dell’Antimafia, a volere la morte di Dambrosio sarebbe stato il boss Giovanni Loiudice, che avrebbe armato le mani dei suoi due figli, Michele e Alberto, e dei 3 loro amici, Francesco Palmieri, Francesco Maino e Rocco Ciccimarra, tutti poco più che 20enni.
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IL PROCESSO Il processo per il delitto è cominciato in Corte d’Assise a carico di Giovanni e Alberto Loiudice, mentre gli altri 4 imputati hanno scelto il rito abbreviato. L’accusa è di associazione mafiosa e omicidio volontario premeditato. Una spedizione punitiva, quella che ha ucciso Dambrosio, maturata all’interno della guerra di mala fra i due clan rivali che, nel corso degli anni, si sono contesi il controllo delle attività illecite di Altamura e della Murgia. Bartolo Dambrosio e Giovanni Loiudice, inizialmente alleati, erano gradualmente diventati rivali, fino a quando il grande potere raggiunto dal boss ucciso aveva “costretto” l’altro a lasciare Altamura. Nel 2003 Giovanni Loiudice si rifugiò in Sud America, ordinando, dopo anni, ai suoi due figli e ad altri giovani del clan, l’omicidio di Dambrosio.
LA TESTIMONIANZA “Si odiavano”, ha ripetuto più volte la moglie del defunto boss, ora in una località segreta sottoposta a programma di protezione. Ma la donna ha raccontato molto di più dei rapporti tra il marito e Giovanni Loiudice.Ha parlato di affari, di legami con imprenditori e politici. “Un uomo temuto più che stimato” ha detto la vedova. “Se ad un finanziere rubavano la macchina – ha raccontato ai giudici - veniva a casa e chiedeva aiuto a Bartolo”. Non ha tralasciato, Valeryia Hiblova, i rapporti con Dante Columella, il re dei rifiuti della Murgia, già noto per vicende giudiziarie legate a smaltimento illecito e connivenze con la mafia. “Mio marito – ha raccontato la moglie del defunto boss – veniva convocato spesso da questo imprenditore. Era il suo autista a passare tutte le informazioni e tante volte è venuto anche di notte a chiedere aiuto a Bartolo”. I ricordi della donna, alternati a momenti di commozione, si sono spinti fino all’agguato fallito del 2006, in cui Bartolo Dambrosio fu ferito sotto casa, e alla vicenda della sparizione di Biagio Genco, amico di lunga data di Dambrosio e suo allievo di kick boxing.
Un caso di lupara bianca su cui la Procura ancora indaga. E proprio quando il controinterrogatorio dei difensori degli imputati si è spostato su questi argomenti, dal caso Genco ai rapporti di Dambrosio con la politica e l’imprenditoria, la pm Desirè Digeronimo si è opposta alle domande perchè inerenti a fatti coperti da segreto. Ci sono indagini che riguardano Altamura su cui l’Antimafia sta ancora cercando di vederci chiaro.





















