Stop alla produzione del più grande stabilimento siderurgico d’Europa. O forse no. Nelle motivazioni con cui il Tribunale del Riesame di Taranto ha confermato il sequestro senza facoltà d’uso dei 6 impianti a caldo dell’Ilva, i giudici escludono ogni possibilità di compromesso tra diritto alla vita e interessi economici ma lasciano ai custodi giudiziali il compito di decidere se la via del risanamento ambientale dovrà passare attraverso lo spegnimento degli impianti. Per questo incolpano i gestori dello stabilimento, che avrebbero negli anni prodotto un “disastro doloso tale da provocare un effettivo pericolo per l’incolumità fisica di un numero indeterminato di persone”. Sul percorso da seguire per interrompere i reati, però, i giudici non si sbilanciano e affidano il compito ai custodi nominati dal gip e dalla procura. L’Ilva – secondo il tribunale del Riesame – deve da un lato eliminare “la fonte delle emissioni inquinanti”, dall’altro “provvedere al mantenimento dell’attività produttiva dello stabilimento”, solo dopo averla resa “compatibile” con ambiente e salute, ma “lo spegnimento degli impianti rappresenta, allo stato, – si legge nelle 123 pagine delle motivazioni – solo una delle scelte tecniche possibili”. Insomma se occorrerà fermare gli impianti, lo si deciderà “sulla base delle risoluzioni tecniche dei custodi-amministratori”. In poche parole non è una decisione che spetta alla magistratura.
Da qui la conclusione del Tribunale che non esclude “la possibilità che l’impianto siderurgico possa funzionare, ove siano attuate determinate misure tecniche” che eliminino ogni situazione di pericolo per i lavoratori e cittadini. Del resto, scrivono i giudici “dallo spegnimento degli impianti Ilva, potrebbe derivare la compromissione irrimediabile della funzionalità”, con “importanti ricadute” che vanno ad intaccare interessi, pure costituzionalmente rilevanti, quali la “tutela d’impresa produttiva” e “tutela dell’occupazione di mano d’opera”. “Non si tratta certo – concludono – di operare compromessi fra questi ultimi ed i primari interessi alla vita, alla salute e alla integrità ambientale, assolutamente preminenti, quanto piuttosto di individuare soluzioni che, nel giungere alla cessazione delle emissioni inquinanti, consentano di pregiudicare il meno possibile gli ulteriori interessi in gioco”.
Attualità
20 agosto 2012 - 19:53
Motivazioni sequestro Ilva, stop a produzione…o forse no
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