Padroni e schiavi, prime condanne in un Salento dai migranti sfruttati

LECCE di Redazione Maria Luisa Troisi

 

 

Caporali, padroni e schiavi: Sembra essere tornati indietro nel tempo. E invece siamo ancora nel 2016. Una vergogna che macchia la nostra terra e ferisce le vittime già provate dall'esilio dalla loro terra di origine. 

Il procuratore aggiunto di Lecce Elsa Valeria Mignone ha chiesto condanne fino ad un massimo di 14 anni di reclusione (in tutto quasi 160 anni di carcere) nell' ambito del processo a sette imprenditori salentini e otto presunti "capi squadra" e "caporali" stranieri accusati di aver ridotto in schiavitù i migranti impegnati nella raccolta delle angurie a Nardò (Lecce). La pena più alta è stata chiesta per Pantaleo Latino, di 60 anni, di Nardò, il "re delle angurie", accusato di essere a capo dell'organizzazione criminale transnazionale dedita a favorire l'ingresso di clandestini sul territorio italiano, reclutati in Tunisia e destinati allo sfruttamento nella raccolta delle angurie. I migranti erano costretti a lavorare nei campi anche dodici ore al giorno, per pochi euro, i documenti gli venivano persino sottratti in modo che non potessero andare via. Tutti e 15 gli imputati vennero arrestati nell'ambito dell'operazione 'Sabr' condotta il 22 maggio 2012 dai carabinieri del Ros Il processo in corso nell'aula bunker davanti ai giudici della Corte d'Assise, è stato aggiornato al prossimo 13 ottobre.