Foggia, la figlia del ministro Padoan manifesta in difesa dei braccianti

FOGGIA di Redazione AntennaSud

 

Protesta davanti alla Prefettura di Foggia, ieri, durante il vertice sul caporalato presiduto dal ministro della giustizia Andrea Orlando. Tra i manifestanti c'era la figlia del ministro dell'economia Padoan, Veronica, da tempo impegnata nella rete Campagna in lotta, contro il ghetto di Rignano.

Mentre il ministro della Giustizia Andrea Orlando discuteva della nuova legge contro il caporalato con sindacati, imprenditori, assessori e forze dell'ordine, ieri fuori dalla prefettura di Foggia Veronica Padoan, figlia del ministro dell'economia, protestava assieme ad una ventina di attivisti e operai africani.

La ragazza da diversi anni segue personalmente le vicende che riguardano la baraccopoli di Rignano Garganico, alle porte di Foggia. Il ghetto ospita oltre 2mila braccianti agricoli stagionali extracomunitari stipati in case di cartone e lamiere, senza luce né acqua né gas. I braccianti lavorano da 12 a 14 ore al giorno nelle campagne della Capitanata, soprattutto per la raccolta dei pomodori.

"La questione del gran ghetto di Rignano - ha dichiarato la figlia del ministro - è una questione che preme pesantemente sulla Regione Puglia perché ha delle responsabilità oggettive e riceve notevoli pressioni che giungono direttamente dall'Unione Europea. Ci troviamo di fronte ad uno dei complessi abitativi più grandi, ma come questo in Italia ci sono altri ghetti; quindi, il giochino di catalizzare tutta l'attenzione sui ghetti lascia il tempo che trova. E' dal 2014 che la giunta Vendola aveva millantato di smantellare il ghetto, ma è ancora qui".

Il governatore Michele Emiliano nei giorni scorsi ha annunciato che entro l'autunno la baraccopoli sarà smantellata, e i migranti verranno trasferiti in strutture degne. "Ma il problema - ha spiegato Veronica Padoan - è che, se non si organizza effettivamente il lavoro nei campi, è inutile parlare di smantellare i ghetti".

In una nota, il Comitato lavoratori delle Campagne rete Campagna in lotta, attivo da settembre 2015, ricordano di aver ottenuto promesse mai mantenute. "Non abbiamo bisogno di altre parole - scrivono - le nostre condizioni di vita e di lavoro sono inaccettabili e peggiorano continuamente. I cosiddetti responsabili di tutto questo sono gli stessi che oggi siedono intorno al tavolo con il ministro. Chiediamo la regolarizzazione di tutti i lavoratori impegnati nelle campagne, a partire dai documenti e da contratti di lavoro regolari!”.