Caso Scazzi, un vergognoso ritardo della (in)giustizia italiana

TARANTO di Redazione AntennaSud 

 

Il prossimo 15 ottobre Sabrina Misseri lascerà il carcere di Taranto. Non perché dichiarata innocente nell’omicidio di Sara Scazzi, ma per scadenza dei termini di custodia cautelare che non può durare più di sei anni, sebbene condannata all’ergastolo in primo e secondo grado, ma tutt’ora in assenza di una sentenza definitiva. Dunque Sabrina lascerà il carcere   aspettando il verdetto della Cassazione.

Tutto questo in un quadro di vergognoso ritardo della corte d’assise d’appello del capoluogo jonico nel depositare le motivazioni del verdetto di secondo grado. Le proroghe hanno raggiunto il tempo limite, e dover attendere un anno per leggere le motivazioni appare davvero cosa grave e riprovevole in uno stato di diritto. Si esclude per una questione di tempi che la Cassazione prima di quella data possa prendere il caso in esame. Per Cosima Serrano,  la madre di Sabrina, i termini scadono il 26 maggio del 2017, a sei anni dal suo arresto. Madre e figlia stanno scontando un anticipo di pena e gli anni di custodia cautelare saranno detratti dall’eventuale condanna definitiva, ma senza aver predisposto alcun programma di rieducazione e di recupero che la Costituzione prevede. A sei anni dall’omicidio di Avetrana, non c’è nessun reo confesso e nessuna pena definitiva. E quando, come in questo caso, c’è in ballo la vita di persone detenute per anni senza sentenza definitiva, possiamo dire di aver superato il colmo in un Paese che si considera ci