Arif Puglia, dove il posto di lavoro è una grande cuccagna

BARI di Redazione AntennaSud 

 

Parliamo dell’Arif, l’agenzia regionale per gli operai irrigui e forestali. Quella che negli anni è diventato un carrozzone utilizzato dal mondo della politica per sistemare parenti, amici e amici degli amici. Quella che ha regalato prebende facendo man bassa del denaro pubblico. Per tutti i partiti, nessuno escluso. 

Insomma assunzioni a gogò  gatte passare dalle agenzie interinali, ma giusto per non dare nell’occhio, e che non servivano a un bel niente, se non a regalare stipendi per il dolce far nulla. Per la prima volta qualcuno decide di mettere in ordine le carte e scopre autentiche porcherie commesse a spese dei fessi.  L’Arif ha un ruolo specifico nella gestione dei pozzi per dare acqua alle campagne da Bari al Salento,   250 i pozzi  funzionanti e si fa carico della sorveglianza antincendio.  Quanto al personale in organico si tratta di un vero esercito: oltre 500 operai forestali e  centinaia di unità stagionali per l’attività irrigua, la cui utilità è molto discutibile se si considera l’elevatissimo rapporto di operai impiegati per ogni impianto irriguo. Nel Salento ad esempio, per i pozzi  l’Arif ha sborsato  quasi 250mila euro, 571mila per gli ex Sma e due milioni e mezzo per i lavoratori  interinali.  Il rapporto è scandaloso: la regione spende più di 3miloni di euro per incassarne appena 86mila. Ancora meglio ha fatto quello che dovrebbe considerarsi un manager, l’ex direttore Taurino il quale prima di andar via  ha accontentato  346 persone con contratti di 4 o 6 mesi transitati dalle agenzie interinali. Ottima operazione, per dire, poiché è costata appena 4milioni e mezzo. IL punto di domanda è, ma per fare cosa  ? Per fare che?  Il commissario insediatosi qualche mese fa Domenico Ragno, non lo sa e se lo chiede ogni giorno. Ciò che svela la torbidissima  storia, sono i nomi  di molti lavoratori. Che per una strana coincidenza sono uguali a quelli di molti amministratori locali del Partito democratico. Una cosa è certa, le assunzioni Arif sono tutte di matrice politica. E se si pensa che la nostra regione ha pochissimi boschi si capisce che quelle assunzioni sono state fatte mettendoci un lavoratore per ogni albero.   Ciò che è ancor più drammatico è che nelle casse dell’Arif entreranno altri  11 milioni per assestamenti di bilancio. Dopo il dissesto e i disastri, c’è sempre pantalone che paga.