Renzi a Taranto fra le proteste: "Il Governo fa terribilmente sul serio"

TARANTO di Redazione AntennaSud

 

Impegni concreti, non più assegni a vuoto, in un Sud dove i problemi restano, ma dove la politica oggi fa sul serio. E' questo il messaggio che il premier Matteo Renzi porta in una delle città forse meno 'ospitali' per lui: quella Taranto dove la vicenda Ilva accresce di giorno in giorno la rabbia e si erge come apice dello scontro ormai radicato tra il capo del governo e il presidente della Puglia Michele Emiliano.    

E ad accogliere Renzi ci sono anche le proteste: "Ci state uccidendo", è il grido che si leva da un gruppo di manifestanti che scandisce a suon di fischietti le tappe del premier in città prendendosela, anche fisicamente, pure con esponenti del Pd pre-renziano come Michele Pelillo. Museo archeologico Nazionale (MarTa), firma del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto, porto, incontro con i giovani di Futuredem: queste le tappe del premier a Taranto dove ribadisce, guardando alla vicenda Ilva di "non temere gli insulti. Ma mi sta a cuore che Taranto tenga insieme il sacrosanto diritto alla salute con il sacrosanto diritto al lavoro". Su Ilva "non c'è alcuna dilazione dei tempi né fuga di responsabilità", gli fa eco la viceministro del Lavoro Teresa Bellanova, a Taranto con il ministro della Cultura, Dario Franceschini, il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti. Riferimenti istituzionali di un impegno del governo che Renzi, a Taranto come nel Sud, vuole multiforme, a partire dall'aspetto culturale. "Noi siamo qui per dire che è finita la stagione degli assegni a vuoto, la mia è tutt'altro che una passerella, noi siamo qui per verificare gli impegni concreti e cosa manca", spiega Renzi, sottolineando, dopo aver inaugurato l'ampliamento

del MarTa, come investire nella cultura sia "un elemento chiave per la svolta del Paese". Cultura, ma non solo. "Dal 2001 al 2012 sul porto di Taranto sono stati investiti 35 milioni, negli ultimi 4 anni, 428 milioni", spiegano Renzi e Delrio dalla Prefettura dove viene firmato il patto da 850 milioni – avviato nel dicembre scorso - per gli investimenti strategici nella città pugliese, dalla sanità alle scuole del quartiere Tamburi. Ed è in Prefettura che si consuma la nuova tappa dello scontro Renzi-Emiliano. "Su Ilva con la Regione abbiamo opinioni diverse", spiega Renzi. A Taranto "la credibilità del governo non è stata ancora stabilita", rimarca Emiliano accusando l'ultimo decreto di relegare ad un ruolo marginale la Regione e 'smontando', mediaticamente, il patto su Taranto: "Non so se è chiaro, ma non c'è una lira in più. Qui oggi abbiamo fatto un nuovo istituto giuridico, la ri-firma". Le distanze, insomma, oggi sono oceaniche così come quelle che sembrano separare Renzi e i manifestanti (ambientalisti, Slai Cobas, sigle della sinistra radicale, 'Genitori per Taranto") che inneggiano per tutta la giornata ad una "città libera" dal governo.  Ma le riforme, in linea con le ultime settimane, restano ai margini

del tour di Renzi, che poi vola in Sardegna per firmare il Patto da 3 miliardi. Altro tassello con cui il premier, pur sottolineando che a Taranto i 599mila posti di lavoro in più  "suonano come una beffa", ribadisce un concetto a lui caro già prima delle Comunali: "Il governo fa terribilmente sul serio".