Ambiente svenduto, avvocati della difesa: "No alle parti civili"

Nuova udienza del processo "Ambiente svenduto" ieri a Taranto, dinanzi alla Corte di Assise, per il presunto disastro ambientale causato dall'Ilva. Una parte del collegio difensivo punta ad escludere la costituzione delle parti civili (un migliaio in tutto) innanzitutto nei confronti delle tre società alla sbarra (Ilva spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) ma anche in rapporto ad alcuni dei principali imputati, in base alla legge 231 del 2001. Questo è stato oggetto degli interventi degli avvocati Michele Rossetti (legale dell'ex assessore provinciale di Taranto Michele Conserva), Angelo Loreto (che difende l'Ilva in amministrazione straordinaria) e Stefano Loiacono (legale di Riva Fire, società per la quale aveva già avanzato analoga richiesta in una precedente udienza l'avvocato Gianluca Pierotti). A difendere Nicola Riva è invece l'avvocato Pasquale Annichiarico.

Il processo vede alla sbarra 47 imputati (44 persone fisiche e tre società), tra i quali figurano gli ex vertici dell'Ilva, politici, ex e attuali amministratori tra i quali l'ex governatore della Puglia Nichi Vendola, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, e l'ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido. Le principali imputazioni sono per disastro ambientale, avvelenamento di acque e sostanze alimentari (motivo per cui il processo si tiene dinanzi alla Corte di Assise), omicidio colposo e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavori e concussione.

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