Università di Bari, stop al numero chiuso

BARI di Redazione AntennaSud 

 

"Non possiamo più permetterci di perdere studenti. Dobbiamo attrarre i ragazzi, non respingerli", così il rettore dell'Università di Bari, Antonio Uricchio, spiega la "rivoluzione" nell'accesso all'Ateneo. Via al numero chiuso per le facoltà a programmazione non ministeriale, e sconti sulle tasse universitarie, per far fronte al calo d'iscrizioni.

Niente più test d'ingresso per Scienze politiche, Scienze dell'educazione, Agraria e Biologia. L'università di Bari allarga le maglie di accesso ad alcune facoltà, per far fronte al calo d'iscrizioni. Restano a numero chiuso, invece, i corsi a programmazione ministeriale: Medicina, Professioni sanitarie, Veterinaria e Scienze della formazione primaria "Non possiamo più permetterci di perdere studenti. Dobbiamo attrarre i ragazzi, non respingerli", spiega il rettore dell'Università di Bari, Antonio Uricchio. Negli ultimi dieci anni il numero d'immatricolati nelle università pugliesi è diminuito del 27 per cento. A Bari il calo è stato del 21 per cento. 

Addio dunque a quiz, metal detector e graduatorie. L'Ateneo barese sta studiando le nuove regole di accesso ai corsi di laurea in cui la scelta del numero chiuso è facoltà delle università.  Non solo via allo sbarramento del numero chiuso. Per attrarre nuovi iscritti l'Università di Bari ha previsto sconti ed esoneri sulle tasse universitarie: per le variazioni di reddito del nucleo familiare superiori al 25 per cento, dovute a improvvisa perdita del posto di lavoro, cassa integrazione, disoccupazione o invalidità, le tasse potranno essere ricalcolate in base al nuovo Isee. Esonero totale per le studentesse madri nell'anno di nascita del figlio, per i disabili dal 66 per cento in su, per i vincitori di borsa di studio, e per gli studenti figli di titolari di pensione d'inabilità con reddito Isee sotto i 4mila euro e di vittime di terrorismo e mafia.  Tasse scontate di un terzo, invece, per gli studenti con uno o più fratelli o sorelle iscritti alla stessa università, per i dipendenti dell'Ateneo senza laurea e per i rifugiati politici o titolari di protezione internazionale. Infine, riduzione del 10 per cento per gli studenti lavoratori con Isee inferiore ai 25mila euro.